Abolizione ICI: i benefici maggiori ai redditi più elevati. Al Sud i minori vantaggi Il beneficio derivante dall'abolizione dell'Ici per l'abitazione principale sembra essere direttamente proporzionale al tenore di vita familiare.
A beneficiare dell'esenzione stabilita nel decreto 93/2008 dal Governo attuale è il 50% delle famiglie italiane ma la quota scende al 34% se si considerano le famiglie meno abbienti e sale al 63% se si considerano quelle più facoltose.
Ne consegue una maggiore incidenza del provvedimento nel caso delle famiglie con un reddito più elevato.
E' quanto emerge da un'indagine A.n.co.t. - Associazione Nazionale Consulenti Tributari che ha elaborato i dati Irpet-Svimez relativi all'anno 2008 e che ha evidenziato le differenze territoriali, constatando che sono le famiglie meridionali quelle meno avvantaggiate dalla manovra: sia il beneficio medio, sia la quota complessiva del beneficio, sia la percentuale di beneficiari sono nel Sud Italia infatti minori rispetto ai valori che si registrano per il Centro (il cui dato risente molto del peso di Roma) e per il Nord Italia.
Nel Sud si concentra appena il 22% del beneficio, 15 punti in meno rispetto al peso demografico dell'area. Il risultato è quindi un aumento della distanza, in termini di reddito, fra la parte meno ricca e quella più ricca del Paese.
Le differenze permangono rilevanti anche se si considerano, invece del beneficio medio per tutte le famiglie, quello relativo alle sole famiglie beneficiarie.
Analizzando il dato a livello regionale si evince infatti che sono le famiglie della regione Lazio che, con un risparmio medio ciascuna pari a 304 euro, si aggiudicano il primo posto in Italia per ammontare del beneficio dell'abolizione Ici prima casa detenendo inoltre anche la quota maggiore, pari al 18% del beneficio complessivo.
Seguono il Trentino Alto Adige con 256 euro e una quota dell'1%, la Liguria con 236 euro e il 5%, la Campania con 195 euro e l'8%, la Toscana con 185 euro e l'8%, l'Emilia Romagna con 185 euro e il 9%, il Piemonte con 179 e l'8%, l'Abruzzo con 171 euro e il 2%, l'Umbria con 160 euro e l'1%, il Veneto con 157 euro e il 7%, la Lombardia con 144 e il 16%, la Sardegna con 138 euro e il 2%, le Marche con 138 euro e il 2%, il Molise con 127 euro e una quota pari a zero, la Valle d'Aosta con 125 euro e una quota pari a zero, il Friuli Venezia Giulia con 124 euro e una quota del 2%, la Calabria con 113 euro e il 2%, la Puglia con 111 euro ed il 4%, la Sicilia con 89 euro ed il 3% e, infine, la Basilicata con 80 euro una quota pari a zero.
10 / 02 / 2009
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