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Bankitalia: in Italia i mutui più alti d’Europa. Ma lo sapevamo già. Finalmente anche la Banca d’Italia si è accorta che in Italia i mutui praticati sono i più cari d’Europa. Nessuna novità per chi da anni paga un mutuo per l’acquisto della propria abitazione; MA la presa di posizione del massimo organo bancario italiano fa comunque piacere, sempre che questo campanello d’allarme porti a delle soluzioni nel breve. Secondo Bankitalia la differenza rilevata rispetto alle banche dell’area dell’euro si aggira intorno al mezzo punto percentuale: nello specifico a marzo di quest’anno il tasso medio applicato dalle banche italiane era al 5,2%, a fronte del 4,7% applicato nell’area dell'euro. Una bella differenza che si riscontra anche nello spread tra il costo dei mutui a tasso fisso e quelli a tasso variabile, che nel 2006 è stato di ben 80 punti base contro i 30 degli altri paesi europei. E le banche come si difendono? Partendo dal principio che poverine sono le vittime di questo sistema, si appellano al fatto che il vantaggio competitivo del mercato europeo poggia tutto sui “covered bond”. MA cosa saranno mai questi prodotti che rendono così idilliaco il mercato europeo? Non sono altro che obbligazioni bancarie il cui rimborso è garantito da un patrimonio separato in cui i flussi di cassa generati dagli assets immessi nel patrimonio sono destinati a ripagare (capitale e interessi) il prestito obbligazionario. In parole povere hanno un profilo di rischio molto basso e un’elevata liquidità, quindi dovrebbero far diminuire i costi della raccolta per le banche e di conseguenza abbattere i tassi finali per i consumatori. Sarà così anche in Italia? Lo vedremo molto presto dato che anche nel bel Paese l’Abi (Associazione Bancaria Italiana) ha autorizzato l’introduzione di questi strumenti finanziari. Secondo l’Associazione il mercato delle obbligazioni garantite vale circa 200 mld e permetterà finalmente un rafforzamento del livello di competitività con i concorrenti europei e nuove opportunità per gli investitori istituzionali. Non ci resta che attendere sperando che questa nuova opportunità non si trasformi, come sempre accade in Italia, un beneficio per pochi. 16 luglio 2007
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