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Borsa: investire nelle azioni non conviene. Neppure il cassettista è al riparo da rischi


La prossima volta che il vostro consulente finanziario vi dice che “un investimento nel lungo periodo in azioni rende sempre” fatevi una bella risata.

Secondo l’ultimo rapporto “Indici e dati” curato dall'Ufficio Studi Mediobanca, nel lungo periodo l'investimento in azioni, almeno in Italia, riesce a battere l'inflazione solo se si reinvestono sistematicamente i dividendi nei titoli che li hanno prodotti.

Dal 1928 al 12 ottobre 2011, riporta lo studio, un investitore che avesse comprato l'intero listino (o un ipotetico Etf su piazza Affari), reinvestendo tutti i dividendi, avrebbe avuto un rendimento reale medio annuo dell'1,2%.

Se l'investitore, invece, avesse scelto di godersi i dividendi anzichè reinvestirli nei titoli, avrebbe avuto un rendimento nominale pari al 6,8% annuo. In termini reali però, considerando che nel periodo l'inflazione media è stata del 9,1%, avrebbe intaccato il capitale del 2,2% annuo.

Il che vuol dire che l'ipotetico investitore, dopo 83 anni e 9 mesi, si ritroverebbe con un capitale dal potere di acquisto decurtato dell'84%, pur avendo nel frattempo speso i dividendi.

L'investitore formichina, che avesse reinvestito tutti i dividendi nei titoli, avendo investito l'equivalente di 100.000 euro in piazza Affari nel 1928, si ritroverebbe 272.600 euro a fine settembre 2011. Posto che sia ancora in vita. Il reimpiego dei dividendi per due terzi sarebbe servito a difendere il capitale dall'inflazione e per il resto ad incrementarlo.

GLI ANNI D’ORO E QUELLI NERI

Dall'indagine emerge anche l'importanza dell'orizzonte temporale. Assumendo un periodo di investimento in piazza Affari di un solo anno, l'investitore avrebbe rischiato di guadagnare un massimo del 116% (nel 1946), ma anche di perdere, nella peggiore delle ipotesi, il 72% (l'anno prima, 1945).

Tuttavia, l'indagine mostra che neppure il cassettista più incallito è al riparo da brutte sorprese. Anche detenendo le azioni per un periodo lunghissimo (30 o 40 anni), rimane il rischio di subire una perdita media annua compresa tra il 3 e il 4%. Il che significa, in 40 anni, depauperare di circa l'80% il proprio capitale, pur avendo reinvestito tutti i dividendi, come accaduto tra il 1944 e il 1983.

L'indagine dell'Ufficio Studi Mediobanca conferma inoltre l'importanza cruciale del momento in cui si acquista. Chi entra quando il mercato è sui massimi, fatto 100 l'anno dell'investimento iniziale, dopo dieci anni in media ha dimezzato il capitale, recuperandone tre quarti dopo vent'anni e restando ancora leggermente in perdita dopo un trentennio. D'altra parte, entrando quando il mercato è ai minimi (per esempio, nel 1933, 1938, 1945, 1964, 1977, 1992), in media si raddoppia il capitale in dieci anni e quasi lo si quadruplica in trent'anni.

20 / 10 / 2011



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