Borse allo sbando: ecco chi rischia di perdere tutto. Piccola guida dell'Adusbef
La crisi è arrivata anche in Italia: la performance dei titoli bancari in Piazza Affari è sotto gli occhi di tutti e la preoccupazione inizia a “serpeggiare” tra azionisti e correntisti.
Ma cosa succede se fallisce una banca in Italia?
Ad illustrare la non rosea possibilità è il presidente dell'Adusbef, Elio Lannutti.
I depositi dei correntisti delle banche iscritte al Fondo interbancario di garanzia sono coperti, in caso di fallimento, fino a 103mila euro per conto.
"Bisogna sfatare la favola – afferma Lannutti - secondo la quale il Fondo interbancario di garanzia garantirebbe il risparmio di tutti i correntisti. Se uno ha in banca 20mila euro è garantito, se ne ha 200mila è garantito, appunto, solo per 103mila euro – spiega Lannutti.
“Ma nel malaugurato caso che fallisca una banca come Unicredit, che ha 10-12 milioni di correntisti, ci si chiede che capienza possa avere il Fondo interbancario di garanzia".
I pronti contro termine, spiega ancora Lanutti, non sono garantiti, mentre i titoli di stato, preferibilmente a scadenza non troppo lunga, costituiscono ancora un investimento relativamente sicuro.
Per i depositi titoli, che sono separati dai bilanci delle banche, valgono invece le normative fallimentari.
A rischio anche i risparmi di chi ha investito in obbligazioni bancarie, soprattutto quelle rilasciate dalle grandi banche d'affari, ora nell'occhio del ciclone.
Le responsabilità, per il presidente dell'Adusbef, sono delle agenzie di rating e degli istituti di credito che hanno diretto i risparmiatori verso investimenti poco sicuri.
"Le banche hanno allontanato i risparmiatori dai titoli di stato, che sono relativamente sicuri, spingendoli ad acquistare obbligazioni a rischio di banche d'affari come la Goldman Sachs - prosegue Lannutti - sto facendo un dossier con più di 200 mail di persone che sono state convinte ad investire su obbligazioni come quelle della Lehman Brothers, e i loro risparmi sono andati in fumo".
"Faremo causa all'Abi e forse anche alla Banca d'Italia e alla Consob - annuncia poi Lannutti - sul sito 'Patti chiari' venivano considerati a rischio i Btp italiani ultradecennali, e alcuni risparmiatori sono stati spinti a dismetterli".
In conclusione, afferma Lannutti, nella fase attuale la forma d'investimento da ritenere più sicura sono i titoli di stato".
"Noi consigliamo i Btp a scadenza non troppo larga, fino al 2015, garantiscono rendimenti anche del 4,5%" conclude Lanutti.
01 / 10 / 2008