Borse: il giorno della Bce. Il mercato attende un forte taglio dei tassi I negativi dati economici dell'Eurozona consolidano le attese per un robusto taglio al costo del denaro da parte della Bce.
Ci si interroga sull'entità del taglio del costo del denaro: la quasi totalità degli operatori scommette su una riduzione di 50 punti base del tasso Refi dal 2,50% al 2%, però il mercato quota scenari persino più aggressivi.
I tassi Ois, efficienti anticipatori della politica monetaria della Bce, quotano il Refi al 2% con una probabiltà del 100% e il Refi all'1,75% con una probabilità dell'84%.
Un taglio aggressivo di 75 punti sarebbe poco in linea con le recenti dichiarazioni del presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, che vuole ''evitare tassi nominali di interesse troppo bassi''.
Insomma nessuna virata, almeno per ora, verso l'approccio quantitativo di Fed e Banca del Giappone.
E' vero che la situazione economica sembra aggravarsi con le borse azionarie avviate verso nuovi minimi: difficile però che Francoforte si faccia dettare l'agenda dai listini azionari.
Sarebbe un deja-vu del disastroso intervento delle banche centrali dell'inizio di ottobre 2008 quando, con i listini in apnea, si decise a livello globale di tagliare il costo del denaro con effetti nulli.
Per questo, nonostante i tassi di mercato indichino come probabile anche una riduzione del denaro di 75 punti, gran parte degli operatori continua a propendere per 50 punti (e non è detto che serva a qualcosa).
Lo stesso Trichet, proprio lunedì scorso, ha sottolineato come gli sforzi fatti dai governi (garanzie statali sulle banche commerciali) e dalle banche centrali (liquidità illimitata a tassi sempre più bassi), ''non siano stati ancora incorporati dai mercati''.
Basta vedere la differenza tra il tasso overnight e l'Euribor a tre mesi che rimane intorno a 70-75 punti base, quando dovrebbe essere tra 10-15 punti base.
Oppure, basta gettare lo sguardo sullo stato patrimoniale dell'Eurosystem.
Attualmente, le banche commerciali tenevano in deposito presso la Bce ben 303 miliardi di euro remunerati al 2%, nonostante le stesse banche ricevano liquidità dalla Bce al tasso del 2,50% (tasso Refi).
Dal 21 gennaio la remunerazione offerta dalla Bce (2%) scenderà ancora per spingere le banche a far circolare la liquidità. Venerdi scorso la liquidità parcheggiata a Francoforte ha toccato 315 miliardi, il massimo storico.
Una tipica situazione di avversione al rischio che blocca il mercato interbancario e non fa defluire il denaro verso l'economia reale.
Prima della crisi finanziaria, fine giugno 2007, i depositi delle banche presso la Bce erano di appena 1 miliardo di euro. Insomma, la situazione comincia ad assomigliare a una gigantesca “trappola della liquidità”.
15 / 01 / 2009
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