Casa: torna l’Ici. È possibile esentare le categorie più deboli. Facciamolo Come è noto, l’agenda del nuovo esecutivo Monti contiene la reintroduzione/rimodulazione delle tasse sulla prima casa.
Ora, il nodo cruciale è quello di non far pagare sempre i più deboli, dato che la casa rappresenta l’investimento più diffuso e importante degli italiani.
È evidente, infatti, che non tutti proprietari sono uguali anche se possiedono case con la stessa rendita catastale. In base ai dati dell'agenzia del Territorio, i proprietari immobiliari con redditi sino a 10mila euro l'anno sono 6,2 milioni, e quelli che arrivano a 26mila sono altri 11,3 milioni. Nelle prime due classi, insomma, si concentra oltre il 70% dei proprietari.
Il valore catastale medio delle loro proprietà, pro capite, è di 49mila euro per la prima fascia e di 54mila per la seconda, che corrispondono a 157mila e a 173mila euro.
Da questo si evince una cosa chiara: la grande massa dei proprietari non è composta da ricchi, e neppure le loro proprietà risultano di grande valore.
LE IPOTESI
Il profilo dell’equità dunque dovrebbe essere il filo conduttore dell’esecutivo Monti, così da poter escludere dal conto una fetta più o meno grande di proprietari.
Tutto dipenderà dalla «progressività», richiamata più volte nel cantiere del nuovo fisco sul mattone, che arriverebbe a tradursi in un sistema di detrazioni in grado di mantenere a costo zero una parte degli immobili.
Due le linee possibili per la tassa: una riedizione dell'Ici sull'abitazione principale, magari nelle vesti 'federaliste' dell'Imu (imposta municipale unica), oppure la reintroduzione dell'Irpef sui redditi fondiari che oggi si paga solo sugli immobili diversi dalla prima casa.
Entrambe le strade, però, dovrebbero lasciare spazio a un meccanismo di detrazioni, meglio se differenziate in base al reddito del contribuente. O al valore del patrimonio.
L'attuale esenzione totale potrebbe essere cancellata e l'impatto ricalibrato introducendo un meccanismo di detrazioni che favoriscano i redditi più bassi (da 103 a 250 euro).
Un'altra via percorribile per reintrodurre un prelievo progressivo sulla prima casa potrebbe consistere nella possibilità di introdurre aliquote differenziate (dell'Ici oggi e dell'Imu poi) in funzione del valore catastale dell'immobile e dunque legando il prelievo al patrimonio accumulato negli anni dal contribuente.
La terza via potrebbe poggiare, invece, su aliquote diversificate in funzione del numero degli immobili posseduti dal contribuente: ad esempio un'aliquota base del 6 per mille sulle prime case che potrebbe essere elevata al crescere degli immobili posseduti (+0,2 per mille, +0,4 per mille e così via). 22 / 11 / 2011
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