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Crisi economia: le nuove paure arrivano dall’Est Europa. Ecco chi rischia veramente


Il miracolo delle economie dell' est, con tassi di crescita che la vecchia Europa poteva solo sognare, appartiene al passato: dopo il boom seguito al crollo della cortina di ferro, le giovani democrazie, con la crisi economica mondiale, arrancano in una profonda recessione.

Risucchiati dalle turbolenze sui mercati finanziari globali, i Paesi esteuropei hanno scoperto di colpo la fragilità dei loro sistemi, passati dal giorno alla notte da economie centralizzate a economie di mercato sfrenate, si sono ritrovati in caduta libera senza paracadute.

Crollo delle valute nazionali sull'euro, crisi di liquidità,tensioni sociali per lo scontento economico della gente e la paura di perdere il posto, tagli all' occupazione hanno costretto le istituzioni internazionali (Fondo monetario, Banca mondiale e Ue) a scendere in soccorso delle fragili economie.

Sotto tiro Ungheria, Lettonia, Slovacchia, Bulgaria, ma anche Romania, Polonia e Repubblica ceca, anche se quest'ultima è quella che regge meglio, senza contare poi l' Ucraina ma anche la Russia.

Fra i primi Paesi a risentire dell' onda d'urto dall'est è l'Austria, ai primi posti come partner commerciale in est Europa e prima in assoluto per quanto riguarda l'esposizione delle proprie banche della regione (quasi il 20% dei crediti allocati dell'Europa occidentale sono austriaci).

Solo la Erste Bank e Raiffeisen International sono esposte con 230 miliardi di euro in crediti concessi, ovvero circa il 70% del pil nazionale austriaco.

Se si conta anche la Bank Austria, del gruppo Unicredit, la cifra sale a 280 miliardi.

Nel timore di perdite, le banche hanno cominciato a ritirare liquidità, aggravando la situazione sul posto, mentre i loro titoli in borsa hanno fatto registrare forti cali.

Il governo austriaco è preoccupato e sta cercando di far passare in Europa un piano di aiuti dei 27 per l'est Europa. Piano che all'inizio non aveva incontrato grande accoglienza ma che adesso sembra stia facendosi largo con la sponsorizzazione anche della Germania, interessata pure lei a che la regione non imploda.

All'inizio della crisi dei muti, l'Austria, come molti altri Paesi europei, aveva adottato un piano di 100 miliardi di euro di aiuti per il settore bancario.

Nessuna banca finora però vi ha fatto ricorso e dai vertici di governo e istituzioni bancarie si ripete il mantra che il sistema austriaco è solido.

In effetti le maggiori agenzie di rating non hanno abbassato, come temevano le autorità, la quotazione per l'Austria, confermando per il Paese e il suo sistema bancario le tre A.

Un altro timore che serpeggia nella Repubblica alpina, il cui sistema bancario è da sempre fonte di attrattivà mondiale, è che, sulla scia di quanto avvenuto in questi giorni in Svizzera su pressioni di Washington con la banca Ubs, sia costretta a buttare del tutto a mare il suo segreto bancario.

La Germania lo vede come il fumo agli occhi, ma per l'Austria rappresenta l'ultimo tabù che ancora non ha dovuto sacrificare sull'altare dell'adesione all'Ue e doversene disfare significherebbe sicuramente portare altra acqua al mulino degli euroscettici, già forte nel Paese.

Gli analisti sono concordi nel dire che ignorare ora la bomba a orologeria dell'est vorrebbe dire dover pagare dopo un prezzo ancora più alto.

Il presidente della Banca mondiale Robert Zoellick ha ammonito l'occidente a sbrigarsi ad aiutare l'est Europa, pena altrimenti il rischio di una nuova spaccatura del continente.

''Sarebbe una immensa tragedia se l'Europa dovesse spaccarsi di nuovo in due'', ha detto in un’ intervista alla Sueddeutsche Zeitung. Zoellick stima che servano all'est Europa circa 95 miliardi di euro in capitale per le sue banche altrimenti, da sola, non ce la farà, e propone la creazione di un fondo crisi per i paesi emergenti dove i ricchi dovrebbero immettere lo 0,7% dei rispettivi piani di aiuti.

24 / 02 / 2009



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