Crisi Italia: anziani sempre più in difficoltà. Tra basse pensioni e aumenti dei prezzi La crisi e le manovre effettuate dai governi negli ultimi anni stanno peggiorando sensibilmente le condizioni sociali ed economiche degli anziani nel nostro Paese, peggiorandone le condizioni di vita e facendo crescere i fenomeni di esclusione sociale.
A mettere in evidenza tale situazione è l’ultima elaborazione nazionale sulla condizione sociale degli anziani presentata dall'Auser.
Le statistiche Istat, rileva l'Auser, mostrano come negli ultimi 8 anni (2003 - 2010) la spesa media mensile di un anziano solo cresca esclusivamente per l'abitazione e l'energia (+2,9%) e dei trasporti (+0,7%).
Al contrario, nel periodo considerato, l'anziano che vive solo ha ridotto soprattutto le spese per l'alimentazione (-1,7%), l'abbigliamento e le calzature (-0,8%), oltre a quelle per l'arredamento (-0,8%) e quelle relative ai servizi sanitari (-0,6%).
Nel complesso, quindi, denuncia l'Auser, il fatto che tra il 2003 e il 2010 la spesa media mensile sia cresciuta di circa 284 euro non è affatto un buon segno, dato che l'aumento proviene esclusivamente da spese legate all'abitazione e ai trasporti.
Anche per quanto riguarda una coppia senza figli con capofamiglia ultra65enne, solo una voce di spesa risulta in aumento (sempre nel 2003/2010): quella destinata all'abitazione ed energia (+3,9%).
In calo risultano essere invece tutte le altre voci di spesa, anche se in modo più ridotto rispetto alla categoria degli anziani over 65 soli.
Nel 2012 le cose non andranno meglio, si stima infatti un aumento della spesa fino al 5% per l'abitazione e i consumi energetici: ne pagheranno le conseguenze soprattutto gli anziani soli che si troveranno costretti a tagliare su altri capitoli di spesa come il tempo libero, l'abbigliamento e l'alimentazione.
In base alle statistiche Istat, rileva ancora l'Auser, nel 2010 i pensionati poveri risultano essere 2,3 milioni, una cifra destinata a crescere. L'Istat ricorda anche che le pensioni fino a 915,52 euro (cioè la soglia che nella prima versione del disegno di legge sulla manovra Monti è stata esentata dal blocco delle indicizzazioni) rappresentano in media il 27,3% del reddito totale delle famiglie con pensionati.
Nel 2011, in base ai dati Inps, su un totale di 5.269.493 pensioni di vecchiaia (il dato si riferisce al numero delle prestazioni), circa il 52% ha un importo inferiore ai 500 euro mensili e ben il 78% non supera i 750 euro. Relativamente invece alle pensioni di anzianità, più del 30% delle prestazioni non supera la soglia dei 900 euro.
Da sottolineare le forti differenze di genere: relativamente alle pensioni di anzianità e di vecchiaia, gli importi medi mensili delle pensioni percepite dalle donne risultano, mediamente a livello nazionale, inferiori di quasi 600 euro rispetto a quelle degli uomini. Forte la disparità geografica con il Mezzogiorno dove oltre il 26% degli anziani vive, secondo i dati Istat riferiti al 2010, in condizioni di povertà relativa.
L'importo medio più alto lo si trova in Lombardia (914 euro), seguita dal Piemonte (862 euro). Agli ultimi posti il Molise con 487 euro e la Calabria (516 euro). Il divario maggiore riguarda le pensioni di vecchiaia e di invalidità, mentre per gli assegni sociali e le invalidità civili il divario è minimo. Una donna del sud percepisce mediamente 477 euro contro i 1183 di un uomo al nord. Al crescere dell'età l'importo medio della pensione di vecchiaia diminuisce notevolmente, passando da 1072 della fascia 65-69 ai 729 degli over 80.
22 / 02 / 2012
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