Crisi Italia: il governo prepara una rivoluzione sulle pensioni, ma non solo. Ecco le misure Il governo ha scelto: per superare la crisi economica è necessario intervenire nuovamente sulle pensioni. Dobbiamo comunque dire che non c'e' ancora nessuna decisione nel dettaglio riguardo al 'come', ma secondo quanto si apprende da fonti ministeriali, sarebbe questo l'orientamento che starebbe prevalendo nell'esecutivo in vista del Consiglio dei ministri della settimana prossima in cui si dovranno mettere nero su bianco le misure 'anti-crisi'.
LE MISURE AL VAGLIO
In queste ore, il governo sta mettendo a punto delle ipotesi di intervento e i tecnici sono al lavoro per simulare l'effetto e gli impatti delle eventuali misure. Malgrado la posizione contraria della Lega e della Cgil l'esecutivo sarebbe intenzionato ad andare avanti sul fronte pensioni.
L'obiettivo sarebbe quella di "abolire" le pensioni di anzianità, salvaguardando soltanto l'uscita di chi ha 40 anni di contributi. Oggi le norme prevedono che si possa andare in anzianità a quota 96 (max 61 anni) nel 2012 e a quota 97 (max 62 anni) dal 2013: la riforma sarebbe impostata in modo di arrivare a "quota 100" nel 2015 (65 anni più 35 di contributi) attraverso un aumento della quota di un punto l'anno (97 nel 2012, 98 nel 2013 e 99 nel 2014). Risparmi garantiti a regime: 3,5 miliardi.
Prelievo di solidarietà sui redditi medio-alti, stretta sulle pensioni, ticket sulle degenze ospedaliere. E' nuovamente caccia ai 20-25 miliardi che servono per anticipare e rafforzare la manovra e per raggiungere il pareggio di bilancio un anno prima, nel 2013. "Bisogna ristrutturare la manovra", ha detto ieri alle parti sociali il ministro dell'Economia Tremonti e questo significa che è quasi tutto da rifare. Nuovi tagli da individuare, e nuove poste di entrata da mettere in campo. Senza escludere nulla, come ha riconosciuto ieri il sottosegretario Gianni Letta. Compreso il ricorso a vecchi strumenti come sanatorie e condoni fiscali e previdenziali. Confermato l'intento di serrare il percorso verso il pareggio: il deficit-Pil, secondo quanto annunciato ieri da Tremonti, sarà del 3,8 per cento quest'anno, scenderà all'1,5-1,7 il prossimo e arriverà al pareggio nel 2013.
PATRIMONIALE: SI O NO
Nonostante le continue smentite si continua a girare attorno alla patrimoniale: Berlusconi non la vuole, i suoi uomini anche. I tecnici tuttavia l'hanno confezionata: 6-7 miliardi con una addizionale speciale Ici sulla seconda casa. Tra le ipotesi al vaglio prende però corpo quella di un contributo di solidarietà sui redditi medio-alti. L'idea, che ricalca un po' l'eurotassa del primo governo Prodi che consentì all'Italia di entrare nella moneta unica, sarebbe quella di un prelievo straordinario sui redditi al di sopra dei 60-100mila euro.
ALTRE MISURE
L'aumento dell'Iva di un punto viene per ora tenuta nel cassetto: eppure la misura da un cash immediato di 9 miliardi. Confindustria e Cisl si erano espressi favorevolmente. Ma la misura resta in bilico.
Sembra invece confermata la determinazione a mettere in campo l'aumento della tassazione sulle rendite finanziarie: al netto di Bot e Btp (che resterebbero al 12,5 per cento) si porterebbero tutti gli altri strumenti finanziari al 20 per cento. Con l'obiettivo di incassare 1 miliardo.
Solo l'assalto ai costi della politica sembra impossibile da fermare: sotto l'urgenza di agosto e la pressione dei mercati si agirà sulle province. Tutte quella istituite e non operative saranno fermate, ma nel mirino c'è anche l'abolizione di quelle che hanno meno di 300 mila abitanti. 11 / 08 / 2011
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