Crisi Italia: la risposta all’Ue è la riforma delle pensioni Il Premier incassato l'ultimatum dell'Ue sarebbe pronto a passare al contrattacco e stringere al massimo i tempi sul provvedimento sulla crescita.
L’Europa vuole un piano entro mercoledì e dunque pare inevitabile che in soli tre giorni, un po’ come hanno dovuto fare in Grecia, bisogna tirare fuori dal cappello un pacchetto di misure che saranno certamente (almeno nella componente sacrifici) una medicina amara.
Il primo e scontato passo riguarda la previdenza. In Ue - spiega il Premier- si parla di un'unica età pensionabile per tutti e l'Italia è l'unico Paese ad avere le pensioni di anzianità. Un divario che lascia al Cavaliere la speranza di poter convincere Umberto Bossi, da sempre contrario ad ogni ritocco della previdenza: «Ne parlerò con la Lega», dice mettendo in chiaro che il provvedimento a cui pensa non «collide con la posizione del Senatur che ha sempre detto di aver a cuorei pensionati».
Il progetto messo a punto prevede l’abolizione totale del pensionamento di anzianità (quello garantito a chi raggiunge una «quota», ovvero una somma tra età anagrafica e contributiva) entro il 2015. Da quella data per andare in pensione servirebbero 65 anni, senza scappatoie per nessuno (ma ieri sera il premier ipotizzava 67 anni). Il risparmio calcolato sarebbe di circa 2 miliardi di euro l’anno.
Ma non finisce qui: l’Europa ci chiede inoltre una riforma del mercato del lavoro, già citate nella missiva della Bce, e attuata dal governo con il famoso articolo 8 della manovra sui licenziamenti.
In realtà la Bce chiedeva qualcosa di molto più drastico: consentire i licenziamenti e - simultaneamente - varare un sistema di ammortizzatori sociali consistenti per chi perde il posto di lavoro.
Il governo potrebbe considerare così un’accoppiata licenziamenti facili-Flexsecurity, che piacerebbe moltoa Confindustria e alle imprese, pur facendo infuriare i sindacati. Il problema non semplice è trovare i 4-5 miliardi necessari per finanziare questa indennità per i licenziati, sia pure accollandone una fetta alle imprese sotto forma di contributi aggiuntivi. 24 / 10 / 2011
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