Crisi Italia: per lo sviluppo spunta l’ipotesi di una ipoteca sulle case. Ecco funzionerebbe Continuano a susseguirsi le indiscrezioni sulle possibile misure da inserire nel nuovo piano allo sviluppo in cantiere dal Governo.
Una delle proposte arrivate sul tavolo sarebbe quella di introdurre un piano di ipotecà sul 10% del valore delle case private - con un mini-guadagno per i proprietari - così da abbattere il costo degli interessi sul debito pubblico e liberare risorse.
La proposta sarebbe dell'ex ragioniere dello Stato Andrea Monorchio e di un ex funzionario pubblico, Guido Salerno.
COME FUNZIONEREBBE
Avrebbe l'obiettivo di abbattere il costo del debito pubblico, applicando i tassi Bce (ora all'1,5%) su nuovi, speciali titoli pubblici. Al tasso Bce andrebbe però aggiunta una maggiorazione dell'1% che serve a ripagare il proprietario che ha dato in garanzia il bene.
Il tasso dei titoli per lo Stato sarebbe quindi del 2,5%, ma i conti pubblici risparmierebbero comunque due punti rispetto ai tassi di mercato e le risorse potrebbero essere applicate per favorire lo sviluppo.
La proposta - secondo i proponenti che hanno già elaborato anche un testo normativo - potrebbe essere realizzata solo dal momento del pareggio di bilancio e prevede che “il patrimonio immobiliare privato” sul quale non gravano già garanzie ipotecarie, possa essere «prestato», in piccola quota, per una garanzia allo Stato sul debito ventennale contratto con la Bce, con titoli di serie speciale denominati «Mobilitazione del patrimonio immobiliare privato» e «Bonus ai proprietari garanti». In questo modo il prestito non sarebbe collegato all'andamento del mercato.
I NUMERI
Attualmente il patrimonio abitativo, secondo dati Bankitalia, vale circa 4.832 miliardi che, escludendo quello ipotecato, scende a circa 4.500 miliardi. Prevedere un'ipoteca - che in alcune ipotesi sarebbe volontaria e in altre obbligatoria - del 10%, significa per lo Stato poter contrarre 450 miliardi di debito pubblico ad un tasso ridotto con un risparmio di almeno due punti percentuali.
Lo Stato ripagherebbe il debito nel corso degli anni mentre il proprietario-garante avrebbe come ritorno un valore pari ad un punto percentuale degli interessi dei titoli che, trasformato in bonus non tassabile potrà essere utilizzato per pagare imposte e contributi. Un bene infruttifero, come una casa utilizzata, potrebbe così essere messo a frutto - secondo l'ipotesi - per abbattere il costo del debito pubblico (e quindi le tasse che gli italiani pagano).
La norma prevederebbe inoltre che la garanzia possa essere «riscattabile in qualsiasi momento mediante il pagamento alla Banca agente della somma corrispondente al suo valore residuo».
07 / 10 / 2011
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