Crisi Italia: Standard and Poor's ci manda in serie B. Promosso Monti. Ecco quali prospettive L'Italia passa ufficialmente per la prima volta nella storia in 'serie B'. Nessuna agenzia di rating aveva infatti mai tolto la “A”al debito sovrano italiano, che per causa di Standard and Poor's vale 'BBB+', tre gradini dalla categoria speculativa “junk“, che per l'agenzia inizia a BB+.
Con il taglio già deciso a settembre scorso da parte di S&P, che ha portato il rating da 'A+' ad 'A’ semplice, e con quello di Moody's di aprile (da 'Aa2' a 'A2'), l'Italia era già ai livelli più bassi mai toccati con le due agenzie.
Con il downgrade di due gradini l'Italia si porta allo stesso livello di Perù, Colombia e Kazakhstan. Nella zona euro solo all'Irlanda è attribuito la stessa sigla, mentre Grecia è in territorio 'default' a CC.
Ma il taglio non riguarda solo l’Italia, l’agenzia fa infatti fa strike. Con un declassamento a catena strappa la tripla A alla Francia, declassa Spagna, Portogallo e Austria. Tra i grandi si salva solo la Germania che mantiene il rating AAA insieme a Olanda, Finlandia e Lussemburgo.
Un inedito, ma atteso, declassamento di massa in salsa Ue, che certo indebolisce gli sforzi in corso per consolidare un'Europa che traballa sotto debiti pubblici e mercati.
Anche perchè la decisione di tagliare il rating di ben 9 Paesi europei sui sedici sotto osservazione (oltre a Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Austria sono finiti sotto la scure anche Cipro, Malta, Slovacchia e Slovenia) è motivata proprio con quelle che vengono giudicate le «insufficienti» misure adottate dai governi nelle recenti settimane.
LA SITUAZIONE ITALIANA Per S&P l’Italia è sempre più vulnerabile ai rischi di finanziamento esterni, aggravati da un peggioramento dei problemi politici, finanziari ed economici dell'Europa. Il debito pubblico italiano continua ad essere eccessivamente alto e le nostre prospettive di crescita restano deboli. In più, considerati i risultati delle aste del 2011, ci troveremo a pagare almeno per i prossimi due anni alti tassi di interesse che indeboliranno ulteriormente le nostre già traballanti finanze e freneranno una ripresa che comunque stenta a decollare.
Nella nota di Standard & Poor's c’è però anche una nota positiva: l’agenzia salva infatti l'azione dei primi mesi del Governo Monti, a cui riconosce il coraggio delle riforme promesse e un'azione politica ed economica che potrebbe avere ripercussioni per l'intera Europa. Anche se, non manca di avvertire S&P, la mancata attuazione delle riforme, che avvenga per colpa delle pressioni delle lobby o per la fine prematura del mandato, potrebbe portare ad un nuovo taglio del rating nel 2012 o nel 2013.
LE PROSSIME MOSSE DI MONTI Il presidente del Consiglio sapeva della decisione di Standard e Poor's di declassare l'Italia e gli altri Paesi europei, Francia in testa. Tanto da averlo anticipato negli incontri con i partiti. E ha tirato un sospiro di sollievo perchè le indiscrezioni sono arrivate quando l'asta sui titoli pubblici era terminata. Ma ha anche ribadito che il declassamento non cambierà la linea del governo che continuerà a puntare sulle riforme per la crescita.
Con alcuni esponenti politici, il presidente del Consiglio, ha ribadito la necessità che una volta approvato il Fiscal Compact (il trattato su una maggiore sorveglianza da parte dell'Ue sui bilanci nazionali) l'istituto di Francoforte faccia di più. La linea decisa nella trilaterale di Strasburgo alla fine dell'anno era di non commentare più la politica dell'Eurotower. Un modo per lasciare l'Istituto libero di intervenire sui titoli in affanno. E la Bce è intervenuta, più volte. Ma solo dopo estenuanti prove di forza coi tedeschi nel board dell'Eurotower. Ora la situazione deve cambiare, anche perchè la Grecia è in serio pericolo. E la Bce, agli occhi del governo, rischia di essere l'unica arma efficace. Il downgrading indebolisce gli altri strumenti anti-crisi. A cominciare dal fondo salva-Stati.
Alcuni osservatori ritengono che il declassamento dei principali Paesi europei potrebbe persino complicare il progetto di quanti - Italia in testa - credono negli eurobond. Perchè dietro i titoli europei vi sarebbero solo Germania, Olanda, Lussemburgo e Finlandia ad avere la tripla A. Poco per rendere le obbligazioni appetibili. Ecco perchè a palazzo Chigi si parla con insistenza della necessità che sia la Bce a fare di più.
14 / 01 / 2012
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