Crisi: la Grecia rischia di fallire. Ecco quali sarebbero gli effetti sui cittadini e mercati La storia economica mondiale è purtroppo costellata da molti fallimenti di Paesi sovrani. Negli ultimi vent'anni si sono verificati gravi default che hanno messo in ginocchio paesi come il Messico, la Russia, l'Argentina e l'Uruguay.
Oggi l’ultima paura arriva dalla Grecia, che rischia seriamente di allungare l'elenco dei paesi finiti in bancarotta.
Ma se fallisce un Paese quali sono gli effetti e qual è il prezzo da pagare per i cittadini?
Proviamo innanzitutto a fare chiarezza su cosa voglia dire ‘che un Paese è in default’. Un paese va in default, o fallisce, quando è insolvente ovvero non ha più la liquidità necessaria in cassa per ripagare i propri debiti. Rimborsare il valore dei titoli di Stato e dei relativi interessi diventa dunque impossibile, con la conseguenza che da quel momento i bond emessi diventano carta straccia.
L’esempio che più ci torna alla mente è quello dei Tangobond argentini, che hanno coinvolto milioni di italiani.
In Argentina, colpita da una profonda recessione, alla fine degli anni Novanta si innescò una spirale di aumento del deficit insostenibile. Il paese perse rapidamente la fiducia degli investitori con relativa fuga di capitali stranieri. Nel 2001, temendo il peggio, la popolazione iniziò a ritirare i risparmi dai conti bancari, convertendo pesos in dollari e mandandoli all'estero.
A questo punto, il debito argentino non fece che aumentare, spingendo alla fine le autorità ad uno scambio volontario di titoli di stato, prendendo degli impegni che tuttavia non riuscirono a rispettare. Poco dopo il governo si dichiarò insolvente sul totale del debito.
Come è evidente l’impatto sull'economia reale e sui cittadini è devastante. A questo punto, lo Stato coinvolto nel default non è in grado di pagare i salari, le pensioni, le spese sociali o garantire i servizi.
Discorso a parte deve essere fatto sull’impatto dei mercati azionari.
Il crac di un paese comporta perdite anche per i creditori, banche in primis, che rischiano di non rivedere più i propri soldi o attendere anni per il rimborso.
In uno scenario di questo tipo non solo le stesse banche che detengono dei titoli ormai senza valore a poter fallire, ma si rischia di innescare un effetto domino anche su altri istituti.
Nel caso di un default gli istituti di credito rischiano però di trovarsi a corto di liquidità anche a causa delle possibili richieste dei risparmiatori di disinvestire o ritirare il cash per portarlo in lidi più sicuri.
ORA LA GRECIA
Per la Grecia sembra essere arrivati alle battute finali. Il governo di Atene ha fatto sapere che potrà attendere al massimo fino a metà novembre per ricevere la prossima tranche di aiuti Ue-Fmi, dopodichè andrebbe in default.
Quello che possiamo sperare e che i Paesi Ue stiano cercando una soluzione per un ‘fallimento controllato’, un'uscita ‘ordinata‘, magari temporanea, dalla moneta unica.
Perchè un default non organizzato di questo Paese potrebbe scatenare il panico sul mercato dei titoli pubblici, provocare il cedimento di altri Paesi, soprattutto quelli più deboli come il nostro.
L’effetto domino provocherebbe nuove tensioni sulle banche europee, creando una instabilità sui mercati finanziari mondiali che avrebbe effetti considerevoli su tutti i sistemi economici per molto tempo.
04 / 10 / 2011
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