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Economia domestica: allarme dell’Antitrust, costi alti per le carte prepagate


I costi delle carte prepagate bancarie sono ancora "elevati". Ma i consumatori potrebbero risparmiare se "le società di telefonia mobile" entrassero "nel settore dei micropagamenti".

A questa conclusione è giunta l'indagine conoscitiva dell'Antitrust che, in sostanza, mette in luce come caricando il proprio cellulare al posto della carta prepagata ed usandolo comunemente per le transazioni si potrebbe risparmiare.

E questo non solo perché scomparirebbe il costo delle commissione bancarie che non è irrisorio per chi fa molto uso delle carte prepagate, ma anche perchè, più in generale, "un contesto maggiormente concorrenziale, legato all'ampliamento del mercato e all'ingresso di nuovi soggetti, porterebbe a una riduzione dei costi delle transazioni, con importanti benefici per i clienti finali (acquirenti ed esercenti) e per tutto il sistema nel suo complesso".

LA RICERCA

  • DIMENSIONI DEL FENOMENO

Nel mercato italiano si registra una domanda crescente di carte prepagate 'aperte', tipicamente le carte bancarie o postali, grazie alle quali è possibile effettuare qualsiasi tipologia di pagamento: alla fine del 2007 l'insieme delle carte ricaricabili e 'usa e getta' emesse da banche e Poste Italiane era pari a 5,8 milioni, con un aumento rispetto all'anno precedente del 30,1% e una crescita media annua, dal 2003, del 72,2%.

All'origine della rapida crescita evidenziata dall'indagine la possibilita' del loro utilizzo anche senza l'accensione di un conto corrente, la garanzia di una maggiore sicurezza nelle transazioni, soprattutto per quelle via Internet, e il facile monitoraggio dei micro-pagamenti.

  • IDENTIKIT DELLA CARTA PREPAGATA 'APERTA'

In base all'indagine a campione condotta dall'Antitrust su 33 istituti bancari e Poste Italiane (rappresentativi di una quota complessiva di mercato dell'80,9%), emerge che lo stock di prepagate è costituito per poco meno di 3,9 milioni da carte nominative ricaricabili e per il restante (poco più di 900 mila) da carte al portatore non ricaricabili ('usa e getta').

Il costo annuo per il consumatore medio della carta prepagata varia a seconda che il possessore della carta abbia o no un conto corrente presso una banca: nel primo caso la carta rappresenta uno strumento complementare di pagamento accanto a quelli più tradizionali, viene utilizzata più sporadicamente e ha un costo medio annuo abbastanza contenuto, con una media, per gli istituti considerati, di circa 18 euro (da un minimo di circa 14 euro e un massimo di circa 22 euro).

Nel secondo caso, che interessa tipicamente giovanissimi consumatori o lavoratori stranieri, il costo, a causa della maggiore incidenza delle commissioni applicate con un uso più intensivo (a esempio costi di ricarica) sale invece sensibilmente e varia da un minimo di circa 44 euro a un massimo di circa 117 euro annui, con un valor medio pari a circa 67 euro.

  • COSA SUCCEDE IN EUROPA

Se il credito contenuto in queste carte potesse essere utilizzato anche per la generalità delle transazioni, fa notare l'Antitrust, "si potrebbe ad esempio recuperare il gap con gli altri Paesi nella diffusione della moneta elettronica: nel 2006, a fronte di una media dell'area euro di circa 55 operazioni procapite effettuate con carte di pagamento, e di 154 effettuate negli Stati Uniti, in Italia si registravano solo 21 operazioni procapite.

Nello stesso anno, la media di carte di pagamento per abitante nel nostro Paese è stata pari a 1,2, avvicinandosi, rimanendo tuttavia inferiore, a quella degli altri paesi europei (in Gran Bretagna la media di carte per abitante era di 2,4, in Spagna di 1,6, in Germania di 1,4 e in Francia di 1,3)".

19 / 04 / 2009



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