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Economia domestica: gli italiani resistono alla crisi. Preoccupazione per il lavoro


Alla fine le famiglie italiane se la sono cavata: per il 71,5% il reddito mensile è stato sufficiente a coprire le spese nel mezzo della crisi economica. Il restante 28,5% ha rispolverato la vecchia arte di arrangiarsi e, tra lavoretti extra, ricorso ai risparmi di una vita, taglio netto agli sprechi, caccia ai prodotti più convenienti, è sopravvissuto.

Ma a farne le spese, è stata soprattutto la salute: più di un italiano su tre (il 36%), negli ultimi 18 mesi, si è ritrovato a fare i conti con lo stress, alle prese con insonnia e maggiore litigiosità, per problemi di reddito o difficoltà lavorative. E la quota di stressati è schizzata al 53% tra le persone con reddito più basso.

Una 'resistenza stressata' delle famiglie, dunque, è quella che emerge dal Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese nel 2009.

Ma se durante l'annus horribilis, gli italiani hanno stretto la cinghia all'inverosimile, contando soprattutto sui propri mezzi, per il 2010 chiedono sostegno per le famiglie, i giovani e le piccole e medie imprese.

Nel 2009, quel 28,5% di famiglie che ha avuto difficoltà a coprire le spese mensili con il proprio reddito, ha fatto ricorso a una pluralità di fonti alternative, con una miscela che si è dimostrata efficace.

Il 41% ha toccato i risparmi accumulati, in oltre un quarto delle famiglie uno o più membri hanno svolto qualche lavoretto saltuario per integrare il reddito, più del 22% ha utilizzato la carta di credito per rinviare i pagamenti al mese successivo, il 10,5% si è fatto prestare soldi da familiari, parenti o amici, l`8,9% ha fatto ricorso ai prestiti di istituti finanziari e il 5,1% ha acquistato presso commercianti che fanno credito.

Negli ultimi 18 mesi più dell`83% delle famiglie ha però modificato le proprie abitudini alimentari: il 40% ha contenuto gli sprechi, il 39,7% ha cercato prezzi più convenienti, il 34,8% ha eliminato dal paniere i prodotti che costano troppo.

Quanto al futuro, il 57,7% delle famiglie del ceto medio ritiene indispensabile ridurre le tasse sui lavoratori dipendenti, il 42,3% è convinto, invece che solo la riduzione di imposte e oneri gravanti sulle imprese (ad esempio, la progressiva abolizione dell`Irap) favorirà la ripresa.

  • LAVORO

A meta' del 2009, si legge nel rapporto Censis, risultavano persi, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, 378 mila posti di lavoro (-1,6%), meglio di Spagna (1 milione 480 mila occupati in meno, -7,2%) e Gran Bretagna (600 mila, -2%), ma peggio di Francia (-0,3%) e Germania (+0,5%).

La tenuta non c'e' stata in tutto il Paese, ne' in tutti i settori. Al Sud sono stati bruciati 271 mila posti (-4,1%), l'industria e il turismo hanno subito una riduzione del 4% e il commercio del 3,5%.

Il 45,4% di chi ha perso il lavoro nell'ultimo anno ha meno di 34 anni. Il 47,3% dei nuovi inoccupati e' uscito definitivamente dal mercato del lavoro (il 64,1% tra i lavoratori indipendenti).

Il lavoro autonomo (a giugno 277mila occupati in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, -5,8%) e l'ampio bacino del "para-lavoro" (162 mila posti in meno, -4,3%).

Ad essere colpite maggiormente sono state le diverse forme di lavoro a termine (-229 mila lavoratori, -9,4%), le collaborazioni a progetto (-12,1%) e quelle occasionali (-19,9%), mentre il popolo delle partite Iva e' aumentato, a causa della sostituzione dei contratti flessibili con formule ancora piu' esternalizzate e a basso costo, raggiungendo quasi quota un milione (+132 mila, +16,3%).

04 / 12 / 2009



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