Economia domestica: i salari perdono potere d’acquisto
Ce ne accorgiamo ogni giorno andando al supermercato oppure al bar: il nostro stipendio “dura poco”, arriviamo con molte difficoltà a fine mese.
La colpa è riconducibile alla perdità del potere d’acquisto dei salari: nel periodo 2002-2007 – secondo l’indagine dell'Ires-Cgil – la perdita sarebbe pari a 1.900 euro.
Per un lavoratore con una retribuzione annua lorda di 24.890 euro (media 2007), si arriva a cumulare una perdita complessiva a prezzi correnti pari a 1.210 euro complessivi. (Con fiscal drag – cioè, l’aumento della pressione fiscale originato dall’espansione inflazionistica dei redditi in presenza di aliquote fiscali crescenti - la perdita ammonta a 1.896 euro)
COSA INFLUISCE
- Lo scarto tra inflazione programmata e quella reale
- I ritardi nel rinnovo dei contratti
- L’'inadeguata retribuzione
I NUMERI
Dal 1993 al 2006, la crescita media annua dei salari (+3,4%) è rimasta sostanzialmente in linea con l'inflazione media annua (+3,2%), senza una crescita reale.
SGLI SQUILIBRI TUTTI ITALIANI
- Il potere d'acquisto dei redditi familiari di imprenditori e liberi professionisti è cresciuto di 11.984 euro
- Il potere d'acquisto dei redditi familiari di impiegati e operai è calato rispettivamente di 3.047 e 2.592 euro.
Oltre 14 milioni di lavoratori guadagnano meno di 1.300 euro al mese (circa 7,3 milioni ne guadagnano meno di 1.000)
- Lavoratore medio (1.161 euro netti al mese)
- Lavoratore del Mezzogiorno (-13,4%)
- Le lavoratrici (-17,9%)
- Il lavoratore nella piccola impresa (-26,2%)
- Il lavoratore immigrato (-26,9%)
- Il giovane lavoratore (-27,1%).
Inutile dirlo, MA i più penalizzati sono i giovani che non guadagnano più di 900 euro al mese
- Apprendisti: 737 euro mensili
- Collaboratori occasionali: 769 euro al mese
- Co.pro.: 899 euro mensili