Economia domestica: salari da “fame” per i giovani
Buste paga più basse dei genitori e difficoltà crescenti nel costruirsi una carriera lavorativa: questa la “triste”, sintesi dello studio condotto dalla Banca d’Italia sui salari in Italia.
Secondo lo studio, il salario dei lavoratori dipendenti più giovani si è ridotto negli anni Novanta rispetto a quello dei lavoratori più anziani: in particolare, il calo del salario d'ingresso non è stato controbilanciato da una carriera e, quindi, una crescita delle retribuzioni più rapida.
Nel decennio 1992-2002 il salario mensile iniziale è diminuito di oltre l'11% per i giovani entrati sul mercato del lavoro fra i 21 e i 22 anni, presumibilmente diplomati (da 1.200 euro mensili a meno di 1.100 euro); il calo è dell'8% per i lavoratori fra i 25 e i 26 anni, potenzialmente laureati (da 1.300 a 1.200 euro mensili).
Per entrambe le classi di età, i salari d'ingresso, sono tornati nel 2002 ai livelli di 20 anni prima.
Lo studio “sottolinea” ancora una volta la battuta, poco felice, del nostro caro ministro Tommaso Padoa Schioppa che ha definito i giovani italiani dei “bamboccioni”, CI provi lui a vivere in queste condizioni.