Economia: in libreria i pensieri di Greenspan Esce negli Usa il libro di Alan Greenspan, l'ex numero uno della Federal Reserve, in cui spiega i motivi che hanno orientato le sue decisioni di politica monetaria nei suoi 18 anni alla guida della Banca Centrale Usa.
Un libro autobiografico, dal titolo "The Age of Turbulence: Adventures in a New World" incentrato sullo stato attuale dell’economia con uno sguardo sul futuro, dove però non macano i riferimenti sulla politica, un terreno che finora aveva sempre evitato.
Greenspan, che ora ha 81 anni, è stato presidente della Federal Reserve dall'agosto 1987 a gennaio 2006: è stato il secondo presidente più a lungo in carica alla Fed nei 93 anni di storia della banca centrale.
LA POLITICA
E’ una severa bocciatura quella che "il maestro" descrive sul libro della politica economica dell'amministrazione Bush, senza nasconde la delusione per il partito repubblicano, il partito che ha votato per tutta la sua vita.
Una critica pungente contro il governo del presidente George W. Bush e i leader repubblicani del Congresso rei di aver anteposto gli interessi politici a significativi provvedimenti di natura economica."Poco valore è stato posto su un dibattito di rigorosa politica economica o sulla valutazione delle conseguenze a lungo termine", scrive l'ex presidente della Fed sull'amministrazione Bush. Greenspan ricorda di aver più volte sollecitato, senza successo, la Casa Bianca a porre il veto a leggi di bilancio "fuori-controllo", quando i Repubblicani ancora dominavano il Congresso.
Questo approccio della Casa Bianca ha dato origine alla moltiplicazione del deficit pubblico che incombe come un macigno sulla crescita economica.
IL FUTURO DELL’ECONOMIA
Orizzonte 2030: questo il limite massimo fino al quale riesce a vedere l’ex numero uno della Fed. Ciò che spicca è la cautela sulla Cina, perché – spiega Greenspan - non ho dubbi sul fatto che il partito comunista riesca a mantere l’attuale regime autoritario, quasi-capitalista e relativamente prospero, ma senza la valvola di salvezza politica di un processo democratico dubito molto di un successo di lungo termine.
Riguardo all’America le prospettive sono rosee ma la minaccia resta l’inflazione: il pil nel 2030 sarà aumentato del 75 per cento rispetto a ora ma se i prezzi non saranno tenuti sotto controllo, i titoli del Tesoro flirteranno con una doppia cifra prima del 2030 rispetto agli interessi del 5 per cento del 2006. Fra i punti di forza di Wall Street indica gli hedge funds, i fondi ad alto rischio che costituiscono una vibrante industria da un trilione di dollari dominata da aziende americane che contribuisce a eliminare l’inefficienza sui mercati.
L’ultimo graffio è ancora per Bush: "Sono rattristato dal fatto che sia politicamente sconveniente ammettere quello che tutti sanno: la guerra in Iraq è dovuta in gran parte al greggio".
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