Economia: investire nei private equity e venture capital. Il 2009 anno da dimenticare Il 2009 è stato l''annus horribilis' per gli investimenti in capitale di rischio. Gli operatori italiani di private equity e venture capital attivi in Italia hanno investito lo scorso anno 2,6 miliardi di euro, una cifra che, dopo i valori record del 2008, segna un calo del 52%.
I dati del settore sono stati presentati in Assolombarda durante il convegno annuale dell'Aifi, l'Associazione italiana del private equity e venture capital, in base a una ricerca condotta in collaborazione con PricewaterhouseCoopers.
Il numero delle operazioni, secondo la ricerca, nel 2009 è sceso del 24% a 283, mentre le società oggetto d'investimento sono state 229.
La maggior parte delle risorse investite, ovvero circa 1,7 miliardi, è stata destinata ad acquisizioni di maggioranza (buy out), nonostante un calo del 41% sul 2008.
Per la prima volta, poi, le operazioni volte al rilancio di imprese in difficoltà (turnaround) si sono collocate al secondo posto in termini di capitale investito (416 mln).
Considerando invece il numero di investimenti effettuati nell'anno, a prevalere sono stati i finanziamenti all'espansione, al primo posto con 112 operazioni (-16%). Nel 2009 è ulteriormente aumentata l'attenzione verso le pmi: il 77% degli investimenti ha riguardato imprese con meno di 250 dipendenti, contro il 71% del 2008; sul piano del fatturato, il 75% delle operazioni si è concentrato su aziende con ricavi inferiori ai 50 milioni, contro il 67% del 2008.
Sul piano settoriale, la maggior parte delle risorse (14% dei capitali investiti) è andata al settore energia & utilities, seguito del segmento dei beni di consumo (13%). Sempre nel 2009, la crisi di liquidità ha influenzato l'attività di raccolta, calata del 58% a 957 milioni. I fondi di fondi, quasi tutti non domestici, sono tornati a rappresentare la principale fonte di capitale, con un peso del 20% sulle risorse complessivamente raccolte.
Sul fronte dei disinvestimenti (1,8 mld di euro contro 1,2 mld del 2008), l'85% ha riguardato svalutazioni (write off), totali o parziali, delle società in portafoglio, con conseguente riduzione della quota detenuta o uscita definitiva dalla compagine azionaria.
A fine 2009, il portafoglio complessivo degli operatori monitorati in Italia era composto da 1.226 investimenti attivi, distribuiti su 1.062 società, per un controvalore al costo d'acquisto delle partecipazioni detenute pari a 19,5 miliardi. Le risorse disponibili per investimenti, al netto delle disponibilità degli operatori pan-europei e captive, ammontavano a circa 6,3 miliardi.
17 / 03 / 2010
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