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Energia: torna lo spauracchio nucleare? In Italia se ne parla


Ci sono date che non si scordano e che modificano profondamente la vita e l’economia di un paese: una di queste è sicuramente il 26 aprile 1986, quando nella allora poco conosciuta Ucraina avvenne uno dei disastri ecologici più terribili di tutti i tempi, l'esplosione del reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl.

Sono trascorsi 21 anni e ancora oggi ne paghiamo le conseguenze, MA la situazione economica/energetica italiana poteva essere (probabilmente) molto diversa se le cose fossero andate diversamente.

Con il referendum abrogativo del 1987 fu "di fatto" sancito l’abbandono da parte dell'Italia del ricorso al nucleare come forma di approvvigionamento energetico ed, infatti, di lì a poco le quattro centrali nucleari in Italia furono chiuse.

OGGI con i crescenti prezzi dell'energia, i timori sul riscaldamento globale e la crescente volontà della Russia di utilizzare il gas naturale come strumento politico il tema “nucleare” sta diventando oggetto quasi quotidiano di politici e addetti ai lavori.

Ad impatto zero sull’effetto serra, meno inquinante del petrolio, non dipendente dalle forniture dalle zone di crisi e di conflitto, l’energia nucleare è presentata come una risposta seducente a tutte le incertezze di un mondo economicamente sviluppato che vuole mantenere ad ogni costo i suoi stili di vita, MA tutti noi sappiamo quali sono i “contro” di questa fonte di energia (l’impatto sull’ambiente del sito, inquinamento termico, lo smaltimento delle scorie, i danni in caso di incidenti...ecc.).

Le leggi comunitarie consentono a ciascuno Stato di decidere se utilizzare il nucleare: come noi anche la Germania, Gran Bretagna e Svezia hanno bandito l'energia nucleare subito dopo il disastro di Chernobyl mentre altri, come la Francia hanno puntato moltissimo sul nucleare diventando nel tempo fornitore di “energia nucleare” per noi italiani (un paradosso).

In Italia, per iniziativa, principale, di Edison ed AEM Milano, il tema nucleare torna “forte”: di oggi le parole del presidente di AEM, Giuliano Zuccoli, che auspica una riapertura “immediata” della centrale di Caorso e ordinare la richiesta di costruzione di 3 centrali nucleari, il tutto per ovviare ai problemi di approvvigionamento energetico. E' l'unica risposta che possiamo dare al Paese – afferma Zuccoli – (bella risposta).

Pro nucleare sembra schierarsi anche il nostro ministro degli Esteri Massimo D'Alema che profetizza un possibile "revival" dell'energia nucleare a causa dei cambiamenti climatici. Di contraria idea il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Alfonso Gianni, che con una interrogazione parlamentare ha ribadito il no al nucleare. "La scelta del nucleare nel breve periodo non è ne' sicura ne' conveniente" spiega Gianni, secondo il quale "il nucleare di quarta generazione richiede tempi lunghi di sviluppo e non può quindi essere attualmente considerato uno strumento per raggiungere gli obiettivi di riduzione dell'emissione di CO2 previsti per il 2020; senza contare il problema delle scorie radioattive".

PIU’ REALISTA sembra essere Paolo Scaroni (a.d. Eni) che rimane convinto della non realizzabilità del progetto nucleare: il ritorno al nucleare – spiega il manager dell’Eni - non si potrebbe fare perché non si riuscirebbe a trovare un sito adatto a realizzare una centrale. Anche se tutto il Parlamento votasse all'unanimità, sfido a trovare un Comune che accetterebbe sul suo territorio una centrale". Come dargli torto.



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