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Lavoro: in Italia i salari più bassi d’Europa


Il 2009 si apre, in Italia, alla luce dell'emergenza salariale: gli italiani guadagnano poco, molto meno dei loro colleghi europei, e negli ultimi anni hanno faticato molto a reggere l'aumento del costo della vita.

A rilevare la disparità è l'indagine Eurispes che fotografa una Italia in cui "la dinamica retributiva si è inceppata.

L'occupazione è aumentata, ma a fronte di una crescita di quasi 3 milioni di unità nel decennio 1997-2007 non si è invece registrata una pari tendenza positiva nell'andamento delle retribuzioni.

I SALARI NON CRECONO

Sotto il profilo dei salari, a livello europeo è possibile individuare due blocchi di paesi. Il primo, tra cui si trova anche l'Italia, che si caratterizza per un tasso di crescita assai contenuto: la variazione percentuale reale delle retribuzioni nette tra il 2000 e il 2006 è stata in Italia dello 0,1%.

Questo gruppo comprende Spagna (0,4%), Paesi Bassi (2,7%), Svizzera (5%) e Germania (5,7%).

Sull'altro estremo si collocano una serie di nazioni che hanno beneficiato di una crescita molto più consistente, come nei casi di Norvegia (23,1%), Finlandia (22,5%), Irlanda (22,2%), Islanda (21,2%) Svezia (17,5%), Danimarca (11,3%) o anche di alcuni paesi di recente ingresso nella Ue, come Ungheria (40,7%) e Repubblica Ceca (29,1%).

IL LIVELLO DEI SALARI

L’Italia riveste una posizione di coda anche sul piano del valore assoluto degli stipendi: non solo le retribuzioni italiane non crescono, ma sono anche tra le più basse d'Europa dopo Spagna e Portogallo.

Lo stipendio medio netto di un lavoratore dipendente italiano è inferiore di circa 4.800 euro rispetto alla retribuzione dei lavoratori che vivono nell'area dell'euro.

Il tasso di variazione medio annuo delle retribuzioni orarie fatte registrare nel nostro Paese (0,4) è tra i più bassi in tutti i settori e anche quando si registra una variazione positiva si tratta comunque di incrementi piuttosto modesti.

La situazione italiana è migliore soltanto della Spagna (-0,2), ma è ben lontana dalla Svezia, in cui si registrano gli incrementi più consistenti in tutti i settori con una crescita complessiva del 2,9%.

Per l'Italia, il settore più critico sul piano degli incrementi retributivi è quello agricolo dove la riduzione retributiva in termini reali è dell'1,4%, mentre il dato più positivo riguarda il settore pubblico, che registra un aumento dello 0,8%.

31 / 01 / 2009



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