Lavoro: la riforma del pubblico impiego. Ecco le novità introdotte da Brunetta Maggiore mobilità, formazione all'estero e soprattutto innalzamento di fatto del tetto di anzianità pensionistico a 40 anni: sono queste alcune delle principali misure previste dal ddl (13 articoli in tutto) Brunetta approvato dal Senato.
Ecco le principali misure del provvedimento il cui obiettivo – secondo il Ministro Brunetta - è quello di ottimizzare la produttività del lavoro pubblico e migliorare l'efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni.
I vincitori delle procedure di progressione verticale dovranno permanere per almeno un quinquennio nella sede della prima destinazione e sarà considerato titolo preferenziale la permanenza nelle sedi carenti di organico.
Saranno i decreti legislativi attuativi a definire i contorni della contrattazione collettiva e integrativa.
Verranno precisati gli ambiti della disciplina del rapporto di lavoro pubblico riservati rispettivamente alla contrattazione collettiva e alla legge, ferma restando la riserva in favore della contrattazione collettiva sulla determinazione dei diritti e delle obbligazioni direttamente pertinenti al rapporto di lavoro.
Inoltre, saranno riordinate le procedure di contrattazione collettiva nazionale ed integrativa, in coerenza con il settore privato e nella salvaguardia delle specificità sussistenti nel settore pubblico.
E' anche prevista la riforma dell'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni (Aran), con particolare riguardo alle competenze, alla struttura ed agli organi della medesima Agenzia.
La riforma, grazie a una modifica, prevede un sostanziale innalzamento della soglia minima di uscita per il pensionamento degli statali con il passaggio dal requisito dei 40 anni di contribuzione, comprensivi di eventuale riscatto della laurea o del servizio militare, ai 40 anni di servizio effettivo.
- MERITO, INCENTIVI E PREMI
L'articolo 4 prevede l'introduzione nell'organizzazione delle pubbliche amministrazioni di strumenti di valorizzazione del merito e metodi di incentivazione della produttività e della qualità della prestazione lavorativa, secondo le modalità attuative stabilite dalla contrattazione collettiva.
Saranno stabilite percentuali minime di risorse da destinare al merito e alla produttività, previa misurazione secondo criteri oggettivi del contributo e del rendimento del singolo dipendente pubblico.
Per il dirigente che omette di vigilare sulla effettiva produttività delle risorse umane e sull'efficienza della struttura che dirige scatta il divieto di corrispondere il trattamento economico accessorio.
Saranno previsti concorsi per l'accesso alla prima fascia dirigenziale e saranno ridotti gli incarichi conferiti ai dirigenti non appartenenti ai ruoli e ai soggetti estranei alla pubblica amministrazione.
Verrà favorita la mobilità nazionale e internazionale dei dirigenti. La retribuzione dei dirigenti legata al risultato non dovrà essere inferiore al 30 per cento della retribuzione complessiva. Quest'ultima previsione non si applica alla dirigenza sanitaria.
E' prevista la definizione della tipologia delle infrazioni più gravi che comportano la sanzione del licenziamento. Saranno poi razionalizzati i tempi di conclusione dei procedimenti disciplinari e introdotti meccanismi rigorosi per l'esercizio dei controlli medici durante il periodo di assenza per malattia del dipendente.
E’ previsto che il dipendente pubblico, ad eccezione di determinate categorie, in relazione alla specificità di compiti ad esse attribuiti, sara' identificabile tramite un cartellino di riconoscimento per garantire maggiore trasparenza nei rapporti fra amministrazione e cittadino-utente.
25 / 02 / 2009
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