Lavoro: prende forma la riforma. Ecco i punti cardine del provvedimento sui quali si discute Continua la marcia del governo verso la definizione della riforma del mercato del lavoro che sarà presentata entro marzo. Dopo l’ultimo incontro con le parti sociali cominciano a delinearsi i punti fondamentali del provvedimento.
Ecco i temi del confronto.
CONTRATTI
Il ministro del Lavoro Elsa Fornero punta a ridurre la flessibilità in ingresso nel mercato del lavoro con controlli e sanzioni contro i contratti utilizzati impropriamente (come le associazioni in partecipazione, le false partite Iva e i casi di contratti a progetto utilizzati per rapporti che sono sostanzialmente di lavoro subordinato).
Il Governo punta a valorizzare l'apprendistato come contratto prevalente di ingresso nel mercato del lavoro per i giovani agevolandolo ma chiedendo che la formazione sia effettiva.
AMMORTIZZATORI
Prevista una revisione profonda del sistema anche se l'operatività non scatterà subito a causa della crisi economica. Si cercherà di mettere a punto un sussidio di disoccupazione più sostanzioso di quello attuale dando invece una grossa stretta alla cassa integrazione straordinaria (che adesso tiene legati i lavoratori all'impresa anche in caso in cui l'azienda sia chiusa, come nel caso dello stabilimento Fiat di Termini Imerese). Sara invece rafforzata la cassa ordinaria limitando quindi lo strumento ai casi di effettivo reinserimento dei lavoratori in azienda.
FORMAZIONE
Il Governo punta a rafforzare la formazione e a legare il sussidio a un percorso di formazione e alla ricerca attiva di un lavoro. Anche adesso è formalmente previsto che il sussidio si perda nel caso non si accetti un lavoro che si rende disponibile ma di fatto la norma è scarsamente utilizzata.
ART. 18
Sarà l'ultimo tema della trattativa, il più delicato e il più spinoso.
Il reintegro nel posto di lavoro per i licenziamenti senza giusta causa o giustificato motivo è il tema sul quale l'accordo sembra più lontano con le imprese che chiedono di limitarlo ai licenziamenti discriminatori e i sindacati che si oppongono. Il Governo ribadisce che non deve essere un tabu e punta, almeno per i licenziamenti per motivi economici (ovvero i casi di giustificato motivo oggettivo), all'indennizzo in luogo del reintegro nel caso il giudice ritenga che il licenziamento sia illegittimo.
20 / 02 / 2012
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