Lavoro: verso contratto unico. Ecco come funzionerà. Dopo tre anni tempo indeterminato Governo stringe i tempi sulla riforma del mercato del lavoro. L’obiettivo del Ministro Elsa Foriero sarebbe quello di varare il provvedimento (disegno di legge o disegno di legge delega) entro febbraio.
Come più volte ripetuto, la riforma sarà varata con l’intento di creare una maggiore mobilità che protegga il lavoratore ma non renda sclerotico il mercato del lavoro per favorire l'occupazione giovanile e renderla meno precaria.
Su questi presupposti si starebbe trovando una mediazione tra sindacati e industriali, con i partiti che, sia pure con qualche distinguo, non sarebbero pregiudizialmente contrari.
I PUNTI DELLA RIFORMA
La riforma – che non toccherebbe direttamente l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori – verterebbe su una grossa novità: l’introduzione di un contratto unico rispetto gli attuali 48censiti dall'Istat.
Dovrebbe prevedere due fasi: una di ingresso, che potrà durare, a seconda dei tipi di lavoro, fino a tre anni. E una seconda fase di stabilità, in cui il lavoratore godrà di tutte le tutele che oggi sono riservate ai contratti a tempo indeterminato.
Durante la fase di ingresso, in caso di licenziamento con motivazioni che non siano di tipo disciplinare ("giusta causa"), il datore di lavoro non avrà l'obbligo di reintegrare il dipendente ma potrà risarcirlo in pagando una specie di penale pari alla paga di cinque giorni lavorativi per ogni mese lavorato. In caso di una fase di ingresso di tre anni, il licenziamento dovrà essere risarcito con sei mesi di mensilità.
I vantaggi per il lavoratore riguarderebbe l’eliminazione dei nmini contratti a termine, mentre per l’azienda dopo tre anni potranno licenziare il dipendente con un risarcimento senza essere costrette ad assumerlo.
Quanto ai contratti a termine con il provvedimento allo studio invece sarà impossibile assumere a tempo determinato dipendenti per i quali viene corrisposto un salario inferiore ai 25 mila euro lordi annui (o proporzionalmente inferiore se la prestazione dura meno di dodici mesi).
Faranno eccezione i lavori tipicamente stagionali (come quelli agricoli o alcuni nelle località turistiche).
Verrà inoltre messo un tetto anche ai contratti a progetto e di lavoro autonomo continuativo che rappresentino più di due terzi del reddito di un lavoratore con la stessa azienda. Se questi contratti avranno una paga annua lorda inferiore ai 30 mila euro, saranno trasformati automaticamente in Cui.
La riforma dovrebbe anche prevedere l'introduzione di un salario minimo legale stabilito da un accordo tra le parti sociali. Se non si trovasse l'accordo, il salario minimo dovrà essere fissato dal Cnel. Quanto agli ammortizzatori l'obiettivo è di tornare alla cassaintegrazione ordinaria che interviene solo per far fronte alle crisi cicliche e temporanee dei settori. 19 / 01 / 2012
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