Mercati in crisi: ecco i piani difensivi dei vari Paesi
Ormai praticamente tutti i governi del Vecchio Continente, oltre che quello degli Stati Uniti, hanno aperto i forzieri dell'erario per foraggiare le istituzioni finanziarie in difficoltà.
Ecco i principali interventi messi in atto dai diversi Paesi.
Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto che consente in caso di bisogno la ricapitalizzazione delle banche italiane colpite dalla crisi con la sottoscrizione di azioni senza diritto di voto da parte del Tesoro ed istituisce un fondo di salvaguardia di secondo grado dei depositi bancari per cifre fino a 103.000 euro circa.
Come ribadito dal ministro Tremonti "non esiste nessun fondo e non è previsto nessun plafond, esiste uno strumento che consente di fare interventi" per aiutare il sistema bancario italiano. Ci sarà quindi una procedura caso per caso e sarà coperta con un apposito decreto".
Il premier Gordon Brown ha ufficializzato il varo di un piano da 50 miliardi di sterline (64 miliardi di euro), che porterà alla parziale nazionalizzazione di otto banche: Abbey, Barclays, Hbos, Hsbc, Lloyds TSB, Nationwide Building Society, Royal Bank of Scotland e Standard Chartered.
La Gran Bretagna è il paese che, di fatto, ha aperto la strada alle rinazionalizzazioni delle banche, con quella di Northern Rock più di un anno fa, per poi nazionalizzare i prestiti di Bradford & Bingley per quadi 50 miliardi di sterline. Ma anche la Banca centrale inglese non rimane a guardare, dopo i 40 miliardi di dollari di liquidità offerti a settembre, è allo studio un piano da 200 miliardi di sterline per rifinanziare il mercato del credito.
Washington ha già superato ampiamente i 1.000 miliardi di dollari di aiuti al sistema finanziario. Gli ultimi sono i 700 miliardi di dollari che verranno investiti per acquistare i “titoli tossici”, più altri 150 miliardi per sgravi e incentivi.
Gli Usa hanno varato un maxi-piano, passato con molte turbolenze l Congresso, per cercare di riparare i danni derivanti dalla crisi dei mutui. Ma già in precedenza l'amministrazione Bush aveva speso 200 miliardi di dollari per Fannie Mae e Freddie Mac e altri 85 per il colosso assicurativo Aig. Senza contare le garanzie fornite a Bear Stearns (30 miliardi) e Merrill Lynch (20 miliardi)
Altro prime-mover nei salvataggi nazionali, con gli interventi da 16 miliardi su Ikb e West Lb nello scorso anno. La crisi ha messo in ginocchio il colosso Hypo Real Estate, a cui sono state concesse garanzie per 35 miliardi di euro (26,5 miliardi da Berlino) in un piano che però fatica a decollare e potrebbe salire a 50 miliardi.
Il Governo Merkel ha inoltre garantito tutti i conti correnti privati del Paese, con un impegno che arriva a quasi 570 miliardi di euro.
Dopo i 600 milioni di euro per il 75% della terza banca del Paese, Glitnir, il governo nazionale ha dovuto nazionalizzare anche il secondo istituto, Landsbanki. Oltre a dover chiedere un prestito da 4 miliardi di euro alla Russia. Di fatto, Reykjavik ha ormai in mano il sistema finanziario interno, potendo disporre di fusioni, acquisizioni o fallimenti.
La prima a dare vita alla garanzia totale sui depositi. Un impegno che arriva di fatto a superare i 400 miliardi di euro, ovvero due volte il Pil del Paese. Ma soprattutto un piano che ha spiazzato gli altri Paesi, Gran Bretagna in testa, costringendoli ad alzare il 'tetto' di tutela per i propri correntisti.
Le crisi di Fortis e Dexia hanno convinto Olanda e Belgio ad aprire i cordoni della borsa. Le attivita' belghe e lussemburghesi sono state rilevate da Bruxelles, che poi le ha girate a Bnp Paribas. L'Aja invece ha speso quasi 17 miliardi per le attività olandesi di Fortis.
Per Dexia è stato necessario un aumento di capitale di 6,4 miliardi di euro, che l'ha portata sotto il controllo dei governi francese, belga e lussemburghese. Olanda e Belgio, insieme all'Austria, hanno alzato a 100.000 euro il tetto di garanzia per i depositi bancari.
Il Paese ha deciso oggi di portare da 20.000 a 100.000 il tetto sui conti correnti bancari, dopo essere stato fra i precursori a porre il divieto alle vendite allo scoperto.
Sono i Paesi meno toccati dalla crisi. Bnp Paribas è l'unica banca che si è imbarcata in un'acquisizione pesante, con i 9 miliardi di euro per acquistare le attività di Fortis. In Spagna, Santander e Bbva sembrano solo sfiorate dalla crisi, ma l'amministrazione Zapatero ha comunque varato un fondo da 30 miliardi di euro (può arrivare a 50) per portare da 20.000 a 50.000 la protezione dei conti correnti.
09 / 10 / 2008