Mutui: le famiglie preferiscono il tasso fisso. Aumentano le rinegoziazioni
Il trend in aumento dei tassi di interesse spinge le famiglie verso i mutui a tasso fisso che toccano una percentuale del 52% (nel 2004 era l'8%); di contro il tasso variabile continua a perdere terreno e si attesta al 39%.
Sono i dati forniti dall'Ufficio Studi Kiron, (Gruppo Tecnocasa) che analizza periodicamente l'andamento finanziario del mercato inmmobiliare.
La qualità del credito concesso alle famiglie si mantiene complessivamente buona, anche se si rilevano alcuni segnali di leggera tensione sia nel settore del credito al consumo, che nel segmento mutui per le abitazioni, con una lieve crescita delle rischiosità a causa degli aumenti dei tassi di interesse.
Dal mese di gennaio 2008 il tasso dei mutui a tasso variabile è cresciuto di 0,14 punti-base, passando dal 5,36 al 5,5%.
Secondo il centro studi, inoltre, in Italia il costo dei mutui, sia a tasso fisso che a tasso variabile, è maggiore che nel resto dell'Area euro per effetto del maggiore rischio di credito.
Per quanto riguarda la composizione del mercato dei mutui, anche alla luce delle novità normative, le tensioni sui tassi di interesse e l'introduzione delle normative sulla surroga e la rinegoziazione, hanno incrementato la diffusione dei mutui di sostituzione e di portabilità.
Secondo le prime stime, su una indagine effettuata presso gli intermediari, l'ammontare delle rinegoziazioni nel 2007 ha interessato il 3% dei mutui in essere, mentre la sostituzione ha coinvolto l'1% dei mutui.
E' prevedibile che nel corso dei prossimi anni la percentuale dei mutui surrogati o rinegoziati cresca velocemente.
Complessivamente nel 2007 il nostro Paese aveva un rapporto tra consistenze dei mutui ipotecari residenziali rispetto al PIL del 18% circa, contro il 32% della Francia, il 40% delle Germania, il 54,5% della Spagna, il 78% della Gran Bretagna, con una media UE di circa il 50%.
16 / 07 / 2008