Mutui: nel 2010 molte famiglie a rischio povertà. Oltre il 30 per cento del reddito per la rata Una famiglia su quattro, tra quelle che acquisteranno casa con un mutuo, sara' a rischio poverta' nel 2010 a causa della rata, che si mangera' circa il 30% del loro reddito.
E' quanto emerge dal rapporto dell'Osservatorio regionale sul costo del credito, promosso dalla Caritas e dalla Fondazione Responsabilita' Etica, e riportato dal Codacons.
Per il Codacons si tratta di un dato molto allarmante, considerato che le banche considerano sostenibile la rata, e quindi concedono il mutuo, quando resta sotto la soglia del 30% del reddito della famiglia, percentuale che sale in caso di ulteriori garanzie.
Nel rapporto si legge che se si considerano le famiglie che intendono, il prossimo anno, ricorrere al credito per abbandonare l'affitto a favore di un appartamento di proprieta', la "soglia di poverta'" cresce fino al 37%, una famiglia su tre.
Queste persone spenderanno ogni mese (per i prossimi diciotto anni) il 30% del proprio reddito per pagare la rata del mutuo; si troveranno in difficolta' a sostenere le spese ordinarie (alimenti, bollette, istruzione per figli, etc.); per loro aumentera' la rischiosita' in caso di eventi straordinari (la rottura di un elettrodomestico, la manutenzione dell'automobile, etc.); dovendo rispettare le scadenze delle rate del mutuo, potranno cadere nella trappola dell'usura.
Secondo la "mappa del rischio", le famiglie piu' esposte sono quelle con un solo genitore con figli a carico, quelle in cui il capo famiglia ha un titolo di studio medio-basso (licenza media e licenza elementare) o fa parte del "popolo delle partite iva" ed e' piu' esposto al precariato".
Le famiglie che hanno un mutuo per la casa che incide piu' del 30% del proprio reddito complessivo, nel 2010 potrebbero essere localizzate nelle seguenti regioni: Liguria (34,2% del totale delle famiglie che hanno un mutuo), Trentino Alto Adige (33,6), Veneto (31,4), Toscana (30,7) e Puglia (30). Quelle meno a rischio sono: Sardegna (14,9), Basilicata e Calabria 14,1, Friuli Venezia Giulia (18,1), Piemonte e Valle d'Aosta (18,7).
Dai dati emerge un confronto, per non dire uno scontro, tra due concezioni e interessi contrapposti: chi considera la casa come lo strumento concreto e simbolico delle relazioni tra persone e generazioni all'interno dello stesso nucleo familiare, tra famiglie e societa'; e chi, invece, la considera un investimento e si attende incrementi sostenuti dei valori immobiliari, determinando cosi' situazioni di esclusione da un bene primario come la casa ai danni delle famiglie piu' deboli (famiglie povere, famiglie di giovani, famiglie di immigrati)".
04 / 12 / 2009
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