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Pensioni: ecco gli effetti delle ultime riforme. Andremo sempre più tardi. Più colpiti donne e laureati


Sempre più tardi in pensione, per alcuni sfiorando la soglia dei 70 anni. È il risultato certo degli ultimi ritocchi al sistema previdenziale, cui si è aggiunto l'emendamento del relatore alla manovra secondo cui dal 2016 non basteranno più 40 anni di contributi per ritirarsi dal lavoro. Modifica che però il Governo intende cancellare.

Si andrà in pensione con tempi molto più lunghi rispetto a oggi, anche oltre 3 anni in più sia per gli uomini sia per le donne. I più penalizzati saranno i lavoratori che hanno iniziato più tardi a versare i contributi, in particolare chi ha avuto un percorso di studi più lungo (con laurea e titoli successivi). E per le donne la soglia simbolo dei 60 anni sarà abbondantemente sforata.

Nella manovra, c'è un intervento sul meccanismo delle finestre di uscita. La nuova 'finestra mobile' allontana la pensione per quelli che hanno maturato i 40 anni di contributi, che ora devono attendere 12 mesi (se dipendenti) o 18 mesi (se autonomi) per l'uscita effettiva: un sistema che fa aumentare di quasi un anno l'età effettiva di pensionamento.

Dal 2015 poi, scatterà la riforma approvata l'anno scorso, che prevede un progressivo aggiustamento dell'età pensionabile in base alla speranza di vita. E in base alle previsioni anagrafiche, in 40 anni (quelli che servono ora sul lavoro per andare in pensione) la speranza di vita dovrebbe allungarsi di 6 anni, con un conseguente effetto per l'uscita.

I più colpiti - secondo alcune stime - saranno quindi i laureati, ovvero chi inizia il percorso lavorativo non prima dei 24-25 anni. In particolare, i laureati nati dopo il 1970 molto probabilmente andranno in pensione a 65 anni o più; chi ha iniziato poi a lavorare più tardi rischia di sfiorare i 70 anni.

Per le coetanee, invece, l'età di uscita sarà sui 63-65 anni. Senza considerare che il trattamento pensionistico sarà più magro, perchè i coefficienti di calcolo del sistema contributivo saranno progressivamente rivisti al ribasso.

02 / 07 / 2010



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