Pensioni: Governo studia soluzioni per le donne. Le ipotesi al vaglio della Commissione di esperti Il ministro per la Pa Renato Brunetta ha istituito una commissione di esperti per trovare una soluzione per allineare l'età di pensione tra uomini e donne nel Pubblico impiego, dopo che l'Italia è stata dichiarata inadempiente dalla Corte di giustizia Ue per il mancato adeguamento dell'età pensionabile tra i due sessi.
Ecco le ipotesi al vaglio della Commissione
- Elevare obbligatoriamente a 65 anni l'età pensionabile delle donne
- Dare la possibilità anche agli uomini di andare in pensione a 60 anni
- Fissare per entrambi i sessi, il requisito di età per l'accesso facoltativo alla pensione di vecchiaia tra i 60 e i 65 anni
- Applicare al pubblico il sistema privato: prevedere per uomini e donne una forchetta tra 62 e 67 anni
Analizziamo in dettaglio le ipotesi
1) Alzare obbligatoriamente l'età pensionabile delle donne a 65 anni.
L'ipotesi comporterebbe risparmi di spesa pensionistica, che andrebbero considerati in rapporto agli effetti di un rallentamento del turnover occupazionale.
Da valutare l'eventuale impatto negativo della misura nell'opinione pubblica e, quindi, la sua opportunità politica, anche se la sua effettività potrebbe essere anche molto gradualmente scaglionata nel tempo.
Senza effettuare un analogo intervento sul settore privato si aprirebbe comunque un problema di parità di trattamento nella normativa pensionistica riferita alle lavoratrici del settore privato e pubblico impiego.
2) Estendere agli uomini la facoltà di accesso alla pensione di vecchiaia a 60 anni, fermo restando il limite legale a 65 anni.
Questa soluzione comporterebbe una notevole disparità tra i lavoratori del settore privato e pubblico. Costi da quantificare per l'Erario, e comunque crescenti in relazione alla diminuzione dell'età minima stabilita.
3) Sia per uomini sia per donne l'accesso alla pensione di vecchiaia a un'età intermedia tra 60 e 65 anni (61, 62,63 o 64).
Questa misura sarebbe in contrasto con la tendenza generale all'aumento della vita media e dell'età pensionabile e aprirebbe una asimmetria nella normativa pensionistica riferita ai dipendenti di sesso maschile tra il settore pubblico e quello provato.
La soluzione consentirebbe di mantenere la differenza di età pensionabile tra uomini e donne ed escluderebbe la creazione di una disparità nell'ordinamento interno tra dipendenti pubblici e privati.
4) Fissare l'età della pensione nella Pa, uguale tra uomini e donne, nell'arco flessibile dei 62-67 anni.
Questa ipotesi permetterebbe sia di parificare l'età pensionabile tra uomini e donne, sia di elevarla gradualmente, aumentando lo spettro delle opzioni per la scelta dell'età in cui ritirarsi dal lavoro in accordo con l'evoluzione dell'età biologica.
In tal modo si potrebbero ottenere per il sistema pensionistico pubblico notevoli risparmi di spesa.
Quest'ultima scelta potrebbe comportare rilevanti risparmi all'intero sistema previdenziale italiano (pubblico e privato) e consentire così di liberare le risorse necessarie a compensare gli svantaggi ai quali sono esposte le carriere delle lavoratrici dipendenti.
23 / 01 / 2009
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