Pensioni: le ricongiunzioni onerose. Ecco cosa sono e come funzionano. Lettere dei nostri lettori Per i lavoratori italiani è presente dal 1979 la possibilità di ricongiungere in un unico fondo i contributi versati a diverse casse previdenziali. I contributi possono essere riferibili all’assicurazione generale obbligatoria, ad altre forme alternative o alle gestioni speciali per i lavoratori autonomi gestite dall’Inps (ex articolo 2 della legge 29 del 1979).
Posto che, in genere, tutti i periodi contributivi valgono ai fini del raggiungimento dei requisiti per la pensione, resta il fatto che, in alcuni casi, può essere conveniente riunire presso un unico ente la propria posizione. I periodi ricongiunti sono infatti utilizzati come se fossero sempre stati versati nel fondo in cui sono stati unificati e danno quindi diritto a pensione in base ai requisiti previsti dal fondo stesso.
Tutto questo procedimento era a carico delle gestioni, e quindi gratuita per gli iscritti, che dovevano trasferire nel Fondo i contributi relativi ai periodi ricongiunti, più gli interessi al tasso annuo del 4,50 per cento.
Ma dal 1 luglio 2010 la legge è cambiata trasformando l’operazione a pagamento. Con l’entrata in vigore della legge n. 122/2010, per domande presentate a decorrere dal 31 luglio 2010, l’onere calcolato risulta mediamente incrementato a seguito dell’applicazione dei coefficienti rilevati dalle tabelle di cui al D.M. 31/08/2007.
COME SI CALCOLA IL COSTO
In base a fattori come, la data di presentazione della domanda, l’età del richiedente, l’anzianità contributiva totale (comprensiva anche dei periodi ricongiunti) è calcolato un coefficiente, chiamato coefficiente di riserva matematica. Tale coefficiente è moltiplicato per la maggior quota di pensione (beneficio pensionistico) derivante dalla differenza tra il calcolo della pensione annua senza i periodi oggetto di ricongiunzione edil calcolo della pensione annua comprensivo di tali periodi.
All'importo così ottenuto è sottratta la somma dei contributi, rivalutati alla data della domanda di ricongiunzione, provenienti dall'altra gestione. Questo ulteriore importo è abbattuto del 50%, e la somma risultante rappresenta il costo della ricongiunzione.
Quindi: il costo della ricongiunzione è dato dalla differenza tra due quote di pensione (la prima calcolata con i soli contributi esistenti nella gestione accentrante, la seconda comprensiva dei contributi ricongiunti in tale gestione), moltiplicato per il coefficiente di riserva matematica e quindi abbattuto del 50%.
E’ facile capire che tale conteggio si trasforma in un verso salasso per i lavoratori. Il costo in sostanza è tanto maggiore quanto più l’assicurato è vicino alla pensione.
Proprio da qui vogliamo partire per “aprire un mondo” in cui vivono moltissime persone che da molti mesi lottano per far conoscere la propria situazione. L’Inps gli ha presentato un “conto salatissimo” impossibile da pagare.
Di seguito pubblichiamo la storia di Claudio, una emal del nostro lettore che porta l’attenzione su questo serio problema.
Sono personalmente d’accordo col Governo nella necessità di rivedere alcune regole, anche pensionistiche, che consentano all'Italia di riprendersi dalla profonda crisi in cui si trova.
In Italia c’è però una categoria di cittadini che prima del recente cambio di Governo aveva subito un colpo che definirei “mortale” da alcune disposizioni di legge in materia pensionistica dell’estate del 2010.
Si tratta dell'art. 12 della legge 122/2010 che ha reso onerose le ricongiunzioni da alcuni enti previdenziali (p.e. INPDAP) verso l'INPS. A me, in particolare, comporterà l'erogazione di una pensione dopo 40 anni di contribuzione, stando ai calcoli di un patronato, di Euro 1300 lordi anzichèdi Euro 2400 lordi.
Insomma: 40 anni di lavoro tra INPDAP e INPS per percepire una pensione pari a quella che avrei percepito con soli 20 anni di servizio in un unico ente previdenziale! Però posso uscire da questo problema.
Mi basterà corrispondere all’INPS 90.000 Euro (stime patronato) per riavere quanto perduto! Un ricatto che appare inaccettabile anche perchè, oltre ad essere profondamente ingiusto, è impossibile da pagare!
Questo problema non riguarda solo me e rispetto alla situazione più generale vorrei portare l’attenzione su alcuni punti:
1) non vi era nessun motivo di rendere onerose quelle ricongiunzioni perchè attraverso esse non si conseguivano migliori trattamenti pensionistici come invece accadeva per il percorso da INPS verso INPDAP.
2) la legge in questione fu infatti varata per evitare l'aggiramento di una precedente norma che fissava l'età della pensione, per le donne del pubblico impiego, a 65 anni. Il Governo temeva, forse giustamente, che le donne effettuassero un passaggio strumentale dei contributi da INPDAP a INPS per evitare questo innalzamento dell'età pensionabile e con l'art. 12 della L. 122/2010 ha reso oneroso il ricongiungimento verso l'INPS, non prevedendo tuttavia alcuni gravi effetti collaterali del provvedimento che ha colpito irrimediabilmente molte persone (tra l'altro molti uomini che quindi nulla c'entravano), che avevano già fatto questo passaggio in tempi non sospetti ed anche molti anni prima.
3) si chiederà come mai allora, coloro che sono rimasti penalizzati dalle nuove norme, non avessero fatto prima il passaggio dei contributi verso l'INPS. Perchè molti patronati e molti funzionari di INPS e INPDAP sconsigliavano questa operazione. Consigliavano, visto che era gratuita, di farla a fine carriera soprattutto per evitare, nel caso di un nuovo passaggio al "pubblico" di dover pagare somme enormi per una ricongiunzione verso l'INPDAP (questa sì certamente e giustamente costosa visto che garantiva accesso a trattamenti pensionistici più vantaggiosi).
Recentemente intervistati a Mi Manda Rai Tre i funzionari degli enti previdenziali in questione hanno confermato che un consiglio di tal genere era assolutamente normale che venisse dato, visto che vigevano quelle norme. Io penso allora che ci sarebbe dovuto essere almeno un periodo di preavviso, un po' di gradualità nell’applicazione delle nuove disposizioni!. Fino a poche settimane fa, ma forse ancor oggi, nei siti web degli enti previdenziali la ricongiunzione era ancora indicata come gratuita.
4) Le cifre da pagare sono del tutto ingiustificate perché, visto che non danno luogo a migliori trattamenti, costituiscono una nuova richiesta economica per contributi già versati! Fra l'altro le cifre sono in alcuni casi altissime perchè la gratuità della ricongiunzione non consigliava di procedere subito con la domanda (ed anzi, come visto, si veniva consigliati di attendere a fine carriera).
5) Il precedente Governo e tutte le forze politiche si erano accorte di quanto stava succedendo ed avevano, bipartizan, proposto l'abrogazione dell'art.12 della legge 122/2010 in modo da rimediare all'errore compiuto. Anche per mancanza di tempo - poi il Governo si è dimesso - il provvedimento di rettifica non è stato adottato.
6) I meccanismi messi in atto dalla legge in questione sono odiosi anche perchè, alla fine, a rimanere intrappolati nelle maglie di questa legge sono quasi esclusivamente ex dipendenti di Enti Locali, ASL e comunque enti pubblici con versamenti CIPDEL. Infatti gli Statali si sono salvati perché per loro operava la ricongiunzione d'ufficio (ma non era un privilegio, magari lo fosse stato: si è trasformato in un privilegio con l'adozione della Legge 122/2010!!!).
Gli elettrici e i telefonici, il cosiddetto "volo" e forse altre categorie si sono salvate perchè in loro soccorso è arrivata una circolare dell'INPS che, arrampicandosiun po' sugli specchi, ha trovato il modo, ne sono lieto, di escludere anche questa categoria dai nefasti effetti della legge 122/2010. Insomma siamo solo noi, non molti, non pochi, certamente colpiti a morte dall'art. 12 della Legge 122/2010.
La prego di concedere la giusta considerazione a questa mia comunicazione in modo che si possa intervenire per dare a me ed a tutti coloro che si sono venuti a trovare in questa situazione, la possibilità di credere nuovamente che viviamo in uno stato di diritto e che possiamo avere fiducia nelle istituzioni.
Confidando nella Sua sensibilità, Le invio cordiali saluti.
************* Speriamo che il governo possa intervenire presto su queste drammatiche situazioni.
04 / 01 / 2012
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