Pensioni: per le donne innalzamento età a 62-63 anni. Resta il nodo anzianità. Ecco le altre misure Nelle misure che il Governo adotterà ci sarà quasi sicuramente l’innalzamento immediato dell'età pensionabile delle donne a 62-63 anni per giungere progressivamente nel 2016 o nel 2018 all'equiparazione della soglia di vecchiaia per gli uomini che dovrebbe salire da 65 a 66-67 anni.
E’ quanto illustrato dal nuovo ministro del Lavoro, Elsa Fornero, da Bruxelles.
Le altre misure riguardano l’obbligo della maturazione di almeno 20 anni di contribuzione per tutti i trattamenti. Blocco parziale (salve le fasce deboli) della rivalutazione degli assegni sulla base dell'inflazione. Graduale innalzamento dell'aliquota contributiva degli autonomi di 1-2 punti.
Il piano organico della riforma delle pensioni sembra dunque quasi completo anche se per alcune tessere del mosaico sembrano essere ancora ballerine. A cominciare da quella sull'abolizione delle anzianità per la quale restano ancora in campo due ipotesi.
La prima opzione prevede il superamento integrale dei pensionamenti di anzianità attraverso l'introduzione di quello che a regime dovrebbe diventare il sistema unico per i pensionamenti di tutti i lavoratori: uscite da un minimo di 66-67 anni (la soglia di riferimento della vecchiaia) a 70 anni, con eventuali disincentivi per chi, almeno nella prima fase, esce con 63, 64 e 65 anni.
Sotto l'asticella dei 63 anni dovrebbero essere consentiti soltanto i pensionamenti ancorati esclusivamente al canale contributivo (a prescindere dall'età anagrafica) che salirebbe però dagli attuali 40 anni +1 (per effetto della finestra unica) a 41+1, ovvero a 42 anni. Una corsia preferenziale verrebbe assicurata ai lavoratori impiegati in attività usuranti per i quali rimarrebbe in vigore il meccanismo della quota (somma di età anagrafica e contributiva) che da 94 lieviterebbe però a 97.
L'opzione alternativa è quella di passare dall'attuale quota 96 a quota 100 entro il 2015, possibilmente vincolando a questo meccanismo anche le uscite anticipate con il solo canale contributivo ("60+40"). Al di là di quella che sarà l'opzione scelta dal Governo, non è comunque da escludere del tutto che, alla fine, il requisito dei 40 anni possa rimanere invariato.
Complessivamente l'intervento sull'età pensionabile miscelato al contributivo per tutti dovrebbe valere a regime oltre 15 miliardi, almeno 2-3 nella prima fase (tra il 2012 e il 2014). Dallo stop parziale delle perequazioni arriverebbero 1,5-2 miliardi (5-6 miliardi nel caso di un blocco totale)
02 / 12 / 2011
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