Pensioni: per le donne l’età pensionabile si alzerà a 65 anni. Ecco le ipotesi al vaglio del Governo
Il governo ha intenzione di alzare l'età pensionabile delle donne: l’intervento sarebbe la risposta alle obiezioni della Corte di giustizia europea sulla presunta discriminazione con gli uomini per la differenza di età in cui si va in pensione nel nostro paese.
L’attuale legislazione italiana prevede infatti per i dipendenti pubblici uomini la pensione di anzianità a 65 anni, mentre per le donne a 60.
Dopo il rimprovero della Corte di giustizia l'Italia si impegna dunque a realizzare (entro il 2009), in modo graduale e flessibile, l'aumento dell'età di pensionamento per le donne nel settore pubblico.
LE IPOTESI
Sarebbero due le ipotesi sul tappeto: da un lato, si parla della possibilità di un adeguamento scaglionato (come la possibilità di un aumento di un anno ogni due dell'età minima per ottenere la pensione di vecchiaia, fino all'allineamento con gli uomini al tetto comune dei 65 anni).
L'altra ipotesi, invece, prende in considerazione un aumento immediato dell'età di pensionamento per vecchiaia a 62 anni da accompagnare con l'introduzione di una fascia flessibile di pensionamento di anzianità che oscillerebbe tra i 62 e i 67 anni e sarebbe valido per tutti i lavoratori del pubblico impiego, sia di sesso femminile che maschile.
I RISPARMI PER LO STATO
Secondo il ministro del Lavoro Sacconi la sentenza, limitata al settore pubblico (Inpdap), riguarda solo il 20% delle occupate dunque con una eventuale parificazione lo Stato italiano risparmierebbe solo 250 milioni di euro a regime.
Altri calcoli parlano però, secondo il Sole 24 Ore, di risparmi da 1,3 a 1,8 miliardi anche solo portando la soglia per le lavoratrici statali da 60 a 62 anni.
21 / 01 / 2009
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