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Petrolio: tregua delle quotazioni. Ma durerà?

Quotazioni del greggio in calo sui listini finanziari dopo una settimana caratterizzata da nuovi record oltre gli 82 dollari al barile: a pesare sul mercato contribuiscono ovvie prese di beneficio e il venir meno di alcune tensioni, legate soprattutto alla produzione nella zona del Golfo del Messico.

In quest'area infatti è tornata a pieno regime l'attività dei vari impianti, dopo il fermo dovuto al passaggio di un uragano che ha però provocati danni lievi: tanto è bastato per favorire le prese di profitto sul circuito del Nymex a New York, dove il future con scadenza novembre è stato fotografato sotto quota 81 dollari.

La situazione però non è destinata a durare a lungo, infatti per l’Aie si prevede un autunno/inverno molto "caldo" per le quotazioni dell’oro nero.

LE PREVISIONI DELL’AIE

L'Aie (Agenzia internazionale dell'energia) ritiene che sia molto probabile che i prezzi del petrolio "rimangano alti" nel breve e medio periodo. Lo ha detto Didier Houssin, direttore responsabile del mercato petrolifero dell’Agenzia internazionale dell’Energia, in un'intervista radiofonica. Secondo Houssin, nel brevissimo ci sono forti probabilità che i prezzi rimangano elevati a causa della domanda vivace, degli approvvigionamenti per la stagione invernale e per effetto dei problemi causati dagli uragani nel Golfo del Messico fino alla fine di ottobre. In seguito, spetterà all'Opec immettere sul mercato quantitativi maggiori di greggio.

Anche negli anni successivi, secondo Houssin, i prezzi dovrebbero rimanere relativamente alti, grazie alla domanda elevata, sostenuta dai dai paesi in via di sviluppo, come la Cina e l'India.


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