Petrolio verso i 100 dollari: non tutti piangono
Nella vita si sa, c’è sempre il rovescio della medaglia: la corsa del petrolio ad un soffio dei 100 dollari sta diventando un problema per molti paesi, MA, dall’altra parte (della medaglia) ci sono molti paesi che stanno beneficiando di tale situazione.
Ad individuare l’elenco dei “vincitori” e dei “vinti” di questa particolare classifica è l'International Herald Tribune - quotidiano in lingua inglese di proprietà del New York Times – che ha messo in evidenza quali sono i paesi in difficoltà e quelli in “guadagno”, non senza sorprese.
Non c’è dubbio che l’introito maggiore risulta appartenere ai produttori di greggio, MA l'impatto della corsa dei prezzi sui Paesi importatori non è sempre negativo.
La Germania, ad esempio, paga una bolletta più cara ma registra un boom nelle esportazioni verso i produttori come la Russia o il Medio Oriente. Le esportazioni (tedesche) verso la Russia - rileva il giornale - sono cresciute del 128% dal 2001 al 2006, mentre le esportazioni verso gli Usa sono aumentate solo del 15%.
I Paesi europei hanno poi beneficiato del supereuro che ha ridotto l’impatto delle fluttuazioni dei prezzi del petrolio prezzati in dollari. Per gli europei – riporta il giornale - il petrolio a 100 dollari è soprattutto simbolico.
In grande difficoltà ci sarebbero la Cina e l’India, Paesi con un fabbisogno d’energia in costante e sostenuto aumento.
Situazione rosea per i Paesi africani ricchi di petrolio come l'Angola, che hanno visto raddoppiare i loro incassi. Gli hotel nella capitale Luanda sono prenotati con mesi d’anticipo - scrive l'Herald Tribune - soprattutto dalle compagnie petrolifere straniere.
Le vendite d’auto di lusso stanno registrando un boom e il fondo monetario Internazionale ha previsto che l'economia crescerà del 24% quest'anno, uno dei tassi di sviluppo più alti del mondo. Finalmente ride anche chi non è abituato.