Polizze vita: i dati del 2008 non sono da buttare. Vantaggi e svantaggi delle polizze
I dati definitivi si conosceranno solo ad aprile, ma secondo le anticipazioni di molti gestori di polizze vita i dati del 2008 potrebbero rivelarsi abbastanza positivi.
Il rendimento medio netto si attesterebbe infatti al 3,55%, non molto distante dal 3,69% registrato nel 2007 e al 3,57% medio annuo degli ultimi cinque.
Alla luce di quello che è accaduto nel 2008 (meno 50% a Piazza Affari) non è male, si tratta un rendimento superiore al tasso di inflazione e in linea con quello dei Bot (3,9% nel 2008).
Ma la polizza vita è una valida pensione integrativa? Cerchiamo di rispondere a tale quesito.
Con "assicurazione sulla vita" s'intendono diversi tipi di polizza. Fondamentalmente si distingue tra l'assicurazione per il caso morte, l'assicurazione per il caso vita e una forma mista delle prime due.
A queste possono essere affiancate una serie di prestazioni accessorie, come ad es. l'assicurazione contro malattie o infortuni.
Attenzione: ad ogni prestazione dell'impresa assicuratrice corrisponde una specifica parte del premio versato annualmente dall'assicurato. Maggiore è il numero di prestazioni previste, minore è la quota di premio annuo riservata a ciascuna di esse e quindi anche la relativa copertura assicurativa.
Dato che le assicurazioni per il caso vita sono nient'altro che una semplice forma di risparmio, cioè una forma di investimento, è importante esaminarle attentamente e confrontarle con le altre soluzioni presenti sul mercato.
Nell'investimento si distingue sostanzialmente tra una prima fase, o fase dell'accumulo (il contraente paga all'assicurazione un importo in unica soluzione o dei premi a intervalli regolari – generalmente ogni anno o ogni semestre – per un periodo di tempo concordato (compreso tra 1 e 35 anni), e una seconda fase, o fase della liquidazione (pagamento a beneficio dell'assicurato di una rendita periodica o di un capitale in unica soluzione).
L'ammontare della rendita o del capitale dipende da molti fattori, adesempio dall'entità dei premi versati, da un'adeguata politica di investimento (come vengono investiti i premi nel corso degli anni) e dalla distribuzione da parte dell'impresa assicuratrice degli utili agli assicurati (in quale misura gli utili realizzati vengono riconosciuti all'assicurato).
Negli ultimi anni i costi sono stati gradualmente ridotti (nel 2000 erano di norma tra il 20 e il 30%) grazie all’avvento sul mercato delle polizze promosse da compagnie di emanazione bancaria: attualmente il caricamento medio oscilla tra il 5% e il 10%.
Spese che, quindi, restano alte ma che devono essere valutate in proporzione alla durata del contratto scelto.
Per esempio, una polizza di durata ventennale il cui caricamento fosse dell’8%, avrebbe un costo medio annuo dello 0,40% mentre un contratto assicurativo con un caricamento del 10% e durata cinque anni evidenzierebbe un onere medio annuo del 2%.
Le gestioni separate vita investirebbero prevalentemente, secondo quanto rilevato dai dati Ania (l’associazione delle compagnie di assicurazione italiane), in titoli di Stato italiani, tra i quali spicca la presenza dei Btp (34,6% del portafoglio), seguono i Cct, (7,6%), tutti gli altri titoli di Stato raggiungono il 19,4% del patrimonio.
Quote molto contenute invece sia per i titoli azionari (6,3%) e le quote di fondi comuni e di sicav (4,4%). Percentuali residuali, infine, per i titoli esteri.
Queste forme di investimento previdenziale sembrano presentare significativi vantaggi considerato che per esempio, sulla distanza dei dieci anni, dal 1999 al 2008, il rendimento medio delle polizze vita, si attesta al 48,3%, superiore alle performance dei Btp (46,2%) dei Cct (31,5%), delle azioni mondiali (-13,7%) e di quelle italiane (-11,4%).
Ma i veri punti di forza delle polizze vita classiche sono due: la separatezza del patrimonio gestito e il consolidamento annuo dei rendimenti.
Questi prodotti, infatti, si basano sulle gestioni separate, vale a dire su un portafoglio distinto dal patrimonio della compagnia vita: nel caso che quest’ultima fallisse il beneficiario della polizza non avrebbe nulla da temere in quanto il suo capitale accumulato con la polizza non rientrerebbe nell’attivo fallimentare della compagnia ma verrebbe liquidato al 100% al legittimo proprietario.
Inoltre, i rendimenti annuali sono certificati da una società di revisione e consolidati: in questo modo il capitale accumulato si rivaluta a quel preciso tasso e può solo aumentare anno dopo anno.
16 / 01 / 2009
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