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giovedì 27 aprile 17 - 12:32








Tfr: in azienda o previdenza complementare. Guida e consigli

Per un lavoratore dipendente una delle fonti di finanziamento della previdenza complementare è il trattamento di fine rapporto (TFR) che si può aggiungere al contributo del lavoratore e a quello eventualmente versato dal datore di lavoro.

Ogni lavoratore del settore privato, entro 6 mesi dall’assunzione, deve scegliere se destinare il TFR al finanziamento della previdenza complementare o lasciarlo in azienda.

Se la scelta non viene effettuata in modo esplicito, il TFR confluisce automaticamente nel fondo pensione (negoziale, aperto o preesistente) previsto dal contratto di lavoro ovvero, se il contratto individua più fondi, in quello al quale è iscritto il maggior numero di dipendenti dell’azienda (cosiddetto ”conferimento tacito”).


Se si decide di lasciare il TFR in azienda (si ricorda che, qualora di tratti di azienda con almeno 50 dipendenti il TFR viene versato al Fondo Tesoreria dello Stato presso l’Inps) questo mantiene tutte le sue attuali caratteristiche e, pertanto, restano uguali le modalità di rivalutazione, le possibilità di ottenere anticipazioni e le modalità di pagamento alla cessazione del rapporto di lavoro.

Infine si ricorda che la scelta di destinare il TFR ad un fondo pensionistico è irreversibile, mentre nel caso si decida di lasciarlo in azienda si potrà sempre rivedere la propria decisione destinando il TFR futuro ad un fondo di previdenza complementare.

COSA SI OTTIENE

Prima del pensionamento: il dipendente iscritto alla forma pensionistica complementare può chiedere l’anticipazione, il trasferimento e il riscatto.

Al momento del pensionamento: le forme pensionistiche complementari erogano la prestazione pensionistica per vecchiaia e la prestazione pensionistica per anzianità.
  • Anticipazioni
Il dipendente iscritto alla forma pensionistica complementare da almeno 8 anni può richiedere un´anticipazione sull'intera posizione individuale maturata (contributi versati e rendimenti accumulati a esclusione della parte "figurativa" non ancora conferita al Fondo dalla gestione ex Inpdap dell’Inps) per alcune causali previste dalla legge e dallo statuto del fondo, tra le quali:
  • spese per interventi e terapie sanitarie a carattere straordinario
  • acquisto prima casa per sé e per i propri figli
  • ristrutturazione prima casa
Il dipendente può reintegrare la posizione individuale secondo le modalità previste dalla forma pensionistica complementare.
  • Trasferimento
L´aderente può chiedere di trasferire la propria posizione presso un´altra forma pensionistica complementare ma solo dopo un periodo di permanenza minimo di due anni.

Il trasferimento può avvenire in seguito a passaggio ad altra attività lavorativa in un settore per il quale non opera la forma pensionistica di provenienza. In tal caso non è necessario il rispetto del requisito minimo di permanenza.
  • Riscatto
L´aderente può chiedere il riscatto, vale a dire la restituzione dell´intera posizione maturata per ottenere il capitale accumulato, in caso di:

cessazione dal servizio senza aver maturato il diritto alla pensione complementare;

cambio attività lavorativa con passaggio a un settore di lavoro nel quale non opera la forma pensionistica complementare a cui è iscritto.
In caso di decesso dell´aderente al fondo, la posizione individuale può essere riscattata dal coniuge o dai figli o, se a carico, dai genitori. In mancanza di tali soggetti o di diverse disposizioni, la posizione resta acquisita al fondo pensione

AL MOMENTO DEL PENSIONAMENTO

Le forme pensionistiche complementari erogano le seguenti prestazioni:
prestazione pensionistica per vecchiaia che si consegue:
  • al raggiungimento dell’età pensionabile del regime obbligatorio
  • con un minimo di 5 anni di partecipazione al fondo
prestazione pensionistica per anzianità che si consegue:
  • con la cessazione dell’attività lavorativa
  • con almeno 15 anni di partecipazione al fondo
  • con un’età anagrafica di non più di 10 anni inferiore a quella pensionabile prevista dal regime obbligatorio.
La prestazione pensionistica, determinata sulla base dei versamenti effettuati e dal rendimento ottenuto dall’investimento del patrimonio durante la permanenza nel fondo, può essere erogata in:
  • forma di rendita periodica
  • capitale per un importo massimo pari al 50% di quanto maturato e il rimanente in rendita
  • capitale per l’intera somma maturata, nel caso in cui la rendita annua risulti inferiore all’importo dell’assegno sociale.
Gli statuti e i regolamenti delle forme pensionistiche complementari possono prevedere inoltre l’erogazione di prestazioni anche in caso di premorienza (con eventuale erogazione di prestazione ai superstiti) o invalidità degli aderenti.

PROFILO FISCALE E RENDIMENTI

L'aspetto fiscale e il rendimento sono sicuramente gli aspetti più importanti da valutare.

Se lasciato in azienda il trattamento di fine rapporto è soggetto a tassazione separata (in generale si applica l'aliquota IRPEF media del lavoratore nell'anno in cui è percepito), l'aliquota minima è del 23%.

Aderendo invece ad un fondo chiuso o aperto, le prestazioni pensionistiche saranno tassate nella misura del 15% che si ridurrà di una quota pari allo 0,30% per ogni anno di partecipazione successivo al quindicesimo, fino ad un massimo del 9%. Quin, dal punto di vista fiscale è più conveniente aderire ad una forma privata.

Stesso discorso sul fronte dei rendimenti: qualora il lavoratore vada a optare per lasciare il trattamento di fine rapporto in azienda, gli verrebbe riconosciuta una rivalutazione del capitale che è stato versato pari al 75% dell’inflazione a +1,5%.

Mentre invece, lo stesso lavoratore decida di andare a destinare i propri flussi di tfr a uno specifico fondo pensione, il rendimento che gli verrà riconosciuto sarà allora funzione della linea di investimento che è stata selezionata. Statisticamente, anche in questo caso l'adesione ad una forma privata permette un maggiore rendimento.



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