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Vita da pendolari: lavoratori costretti a disagi perenni. Servizi peggiori nel Lazio, Piemonte e Veneto

Disagi, disagi, disagi: è questa la parola più ricorrente se in una qualsiasi mattina provate a parlare con un lavoratore pendolare all’uscita da una stazione dei treni italiana.

E' quanto emerge da una inchiesta di Altroconsumo che ha coinvolto 1.407 viaggiatori su 25 tratte ferroviarie più interessate dal pendolarismo italianao e soprattutto nelle tre aree cittadine più grandi del nostro Paese: Milano, Napoli e Roma.

In base al sondaggio la peggiore tratta è la Piacenza-Milano, dove il 100% dei pendolari è insoddisfatto del servizio ferroviario. Segue la Bergamo-Carnate-Milano. L'area di Roma esprime il malcontento più esasperato, con il 79% di insoddisfatti e la maglia nera consegnata alle tratte Frosinone-Roma e Fara Sabina-Roma.

Nel complesso, ciò che più esaspera i pendolari (l'89%) è la pulizia inesistente: sporcizia sui sedili e nelle carrozze, cattivo odore, vetri e bagni in condizioni antigieniche, presenza di rifiuti. Da non sottovalutare anche il problema sicurezza, collegato al sovraffollamento, indicato come criticità dal 76% dei pendolari.

LE TRATTE PEGGIORI (dati Legambiente)

Nettuno-Roma: su questa tratta i treni risultano in pessime condizioni igieniche e non corrispondono minimamente alla domanda dei pendolari in termini di capienza.
In Piemonte sono due le situazioni più allarmanti: la tratta Cuneo-Torino, dove i pendolari lamentano la costante mancanza di carrozze sufficienti e spesso i convogli sono sporchi e degradati, e la linea Aosta-Ivrea-Torino, dove i pendolari saranno ulteriormente penalizzati perché, dal 12 dicembre, i treni diesel non potranno più entrare nella stazione sotterranea di Torino Porta Susa, costringendo i passeggeri ad effettuare un cambio.

Nelle Marche il monitoraggio è stato effettuato sulla S.Benedetto del Tronto-Ancona: su questa tratta ogni giorno centinaia di pendolari si ritrovano a fare i conti con treni insufficienti rispetto alla richiesta di mobilità.

Tra le linee peggiori del Veneto si riscontrano invece costanti disservizi su quella che porta da Calalzo a Padova.

In Liguria la linea monitorata è la Acqui Terme-Ovada-Genova, tratta lunga solo 63 km di cui ben 46 a binario unico, con un tempo di percorrenza tra i 70 e gli 88 minuti.

In Emilia-Romagna sulla tratta Rimini-Bologna in tre giorni di monitoraggio, effettuato su 29 treni, ben 16 (oltre il 55%) sono risultati inaccessibili per sovraffollamento.

In Puglia la Foggia-Trani-Bari soffre di croniche insufficienze di posti a sedere, con il 40% dei viaggiatori che rimane in piedi nella fascia oraria 8 - 8.30.

In Lombardia, sulla Mortara-Milano, nonostante il recente raddoppio della linea, i treni sono ancora insufficienti per garantire un corretto servizio ai pendolari.

RISCHIO CANCELLAZIONE

Ma non finisce qui: all’orizzonte dei pendolari c’è anche il rischio cancellazione dei treni.
Dal 13 dicembre infatti, con il nuovo orario invernale, si apre una stagione drammatica destinata, in assenza di nuovi provvedimenti, a peggiorare a causa dei tagli ancora più drastici che le Regioni saranno costrette ad operare.

Le conseguenze per i pendolari sembrano evidenti: aumento del prezzo dei biglietti, tagli ai servizi sui treni e possibile cancellazione di un treno ogni tre.

CONSULENZE
Altroconsumo apre ai pendolari: sul form del sito altroconsumo.it è possibile accedere alla consulenza gratuita dell'associazione e nei casi più eclatanti di evidente e ripetuta lesione dei diritti si potrà effettuare una causa di fronte al Giudice di Pace.

30 / 11 / 2010


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