Casa: abolizione dell’Ici. Facciamo due conti
Parliamo di quella parola che abbiamo sentito di più in questi giorni: ICI, già, proprio quella tassa patrimoniale (unica in Italia) che “addolora” tutti i fortunati proprietari di un’immobile.
Come tutti sanno il PdL – e Berlusconi in primis - ha posto come primo punto del primo Consiglio dei Ministri, l’abolizione di questa tassa – ribadendo più volte la fattibilità di questo progetto.
Per par condicio dobbiamo comunque ricordare che di imposta comunale sugli immobili, si era ampiamente parlato negli scorsi mesi col governo di centrosinistra ed era stato oggetto di un braccio di ferro tra chi ne auspicava un taglio generalizzato e chi invece preferiva un intervento più mirato ai ceti deboli. Troviamo infatti anche nel programma del PD la presenza di tale progetto.
Facciamo due conti e vediamo quanto costerà alle casse dello Stato questo provvedimento.
L'abolizione dell'Ici sulla prima, in base ai dati dell'Anci - l'associazione dei comuni italiani - ha un costo stimabile in poco più di 2 miliardi mld di euro; ma salirebbe a circa 10 miliardi complessivi se dovesse valere per ogni abitazione.
Il nodo cruciale resta come garantire ai Comuni questo introito: secondo il vice presidente dell’Anci - Osvaldo Napoli – l’operazione è possibile e sarebbe realizzabile grazie ad un fondo che già esiste presso il ministero dell'Interno.
Fino ad oggi comunque ci sono state molte parole senza particolari spiegazioni su come realizzare il progetto: attendiamo fiduciosi e speriamo che l’abolizione dell’Ici non comporti l’adozione da parte dei Comuni di altre tasse o nuovi rialzi dei costi dei servizi per sopperire ai minori fondi a disposizione.
I BENEFICI
Secondo recenti studi, della Cgia di Mestre, se l'Ici venisse abolita, verrebbero premiate maggiormente le famiglie romane che risparmierebbero circa 413 euro l'anno. Seguirebbero quindi le famiglie che risiedono a Padova (356 euro), Pisa (332 euro) e Firenze (330 euro).