Crisi Italia: anche Moody’s taglia il nostro rating. Ecco cosa cambia Lo aspettavamo ed è arrivato. Dopo Standard&Poor's anche Moody's taglia il giudizio sul nostro debito portandolo da Aa2 ad A2 con un outlook, cioè la prospettiva futura, negativo.
COSA PESA
Sulla valutazione pesano le incertezze economiche e politiche che mettono a rischio il raggiungimento da parte del governo degli obiettivi di risanamento del bilancio.
Per l’agenzia, c'è una crescente incertezza per il governo nel raggiungere gli obiettivi di consolidamento di bilancio. Più della metà delle misure di consolidamento sono basate sulla crescita delle entrate, i piani sono vulnerabili per l'elevato livello di incertezza intorno alla crescita economica in Italia e ovunque nella Ue.
Inoltre - proseguono gli analisti della agenzia di rating - il consenso politico sui tagli aggiuntivi alla spesa può essere difficile da raggiungere. Ne consegue che il Governo potrebbe trovare difficile generare quell'avanzo primario necessario per ridurre sostanzialmente il trend del debito pubblico e degli interessi.
L'economia italiana, inoltre, continua ad essere caratterizzata da «debolezze strutturali», ostacoli alla crescita «che non possono essere rimossi velocemente» e che rendono il Paese più «suscettibile» agli shock finanziari.
Il «rischio di default» - osserva Moody's - «è remoto», ma «la vulnerabilità è aumentata». Il downgrade dunque «riflette il peso di rischi crescenti» nonostante «alcuni aspetti positivi», tra cui «la mancanza di significativi squilibri nell'economia o di forti pressioni sui bilanci del settore finanziario privato e non privato, così come le azioni intraprese dal governo dopo l'estate».
COSA CAMBIA DOPO IL TAGLIO
Interessi più alti, maggiori costi e soprattutto una maggiore incidenza sul debito.
Il declassamento avrà per il sistema bancario nazionale le stesse conseguenze che in estrema sintesi dovrebbe sopportare un imprenditore privato con un'azienda finanziariamente in crisi che si rivolgesse ad un istituto per ottenere in prestito del denaro.
La prima conseguenza, spiegano gli esperti, è che le banche degradate andranno a pagare di più sul debito. Infatti, quando un istituto emette una obbligazione sul mercato (chiede in sostanza del denaro agli investitori) offre un certo rendimento. la banca sotto esame che vorrà fare una nuova emissione, la dovrà emettere a livelli di prezzo più bassi e con un rendimento più alto.
Sono penalizzati, allo stesso modo, anche quegli investitori che hanno sottoscritto obbligazioni dell'istituto quando questo aveva un rating più alto: se il cliente intende vendere il titolo tagliato, anziché tenerlo in portafoglio, per piazzarlo e renderlo appetibile dovrà a sua volta offrire rendimenti più alti, e cioè in pratica fare uno sconto.
La decisione comporterà pertanto nell'immediato costi più alti per le banche ed una minore fiducia da parte degli investitori.
05 / 10 / 2011
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