Economia domestica: crescita zero per i salari degli italiani. Buste paga ferme al 1993 I salari netti degli italiani sono fermi da quindi anni: è quanto emerge dal rapporto Ires-Cgil su salari e produttività e distribuzione del reddito realizzato sulle dichiarazioni dei redditi dei lavoratori.
Le retribuzioni contrattuali – come spiega la Cgil - hanno sostanzialmente mantenuto il potere d'acquisto e le retribuzioni di fatto sono cresciute di 5,9 punti oltre l'inflazione, purtroppo però i salari netti sono rimasti fermi.
L'inflazione infatti è cresciuta del 41,6%, le retribuzioni contrattuali del 41,1%, mentre le retribuzioni di fatto del 47,5% (+0,4% annuo oltre la retribuzione contrattuale e l'inflazione).
Dal 1993 al 2008 le retribuzioni nette sono cresciute (+43,3% per il lavoratore single e +44% per il lavoratore con carichi familiari) meno delle lorde (+47,5%).
LA RICERCA
Secondo i dati, circa 13.6 milioni di lavoratori guadagnano meno di 1.300 euro netti al mese, circa 6,9 milioni ne guadagnano meno di mille di cui oltre il 60% sono donne.
Infine oltre 7,5 milioni dei lavoratori in pensioni guadagna meno di mille euro netti mensili.
In tutto ciò il reddito disponibile familiare tra il 2002 e il 2008 registra una perdita di circa 1.599 euro nelle famiglie di operai e 1.681 nelle famiglie con capofamiglia impiegato, a fronte di un guadagno di 9.143 euro per professionisti e imprenditori.
Dall'analisi dei dati, emerge come le retribuzioni di fatto dal 2002 al 2008 abbiano accumulato una perdita del potere d'acquisto pari a 2.467 euro di cui circa 1.182 euro di mancata restituzione del fiscal drag.
La mancata restituzione del fiscal drag, sottolinea l'Ires-Cgil ha portato 3,6 miliardi in più nelle casse dello Stato solo nel 2008.
Tra il 1993 e il 2008 su una crescita complessiva di 14,3 punti percentuali delle produttività dell'intera economia in termini reali da redistribuire solamente 3,8 punti sono andati al lavoro. In sostanza solo il 27% della produttività reale è andata al lavoro.
I dati sui confronti internazionali confermano che le retribuzioni nette italiane risultano inferiori di 12 punti rispetto a quelle spagnole, di 29 punti rispetto a quelle dei francesi, di ben 43 punti rispetto a quelle tedesche, 56 punti rispetto ai salari dei lavoratori degli Stati Uniti, sino ad arrivare a meno della metà di quelle dei lavoratori inglesi.
27 / 03 / 2009
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