Economia domestica: la crisi cambia le abitudini a tavola degli italiani La crisi e la minore disponibilità economica hanno cambiato le abitudini alimentari a tavola delle famiglie italiane: è quanto emerge dal rapporto della Cia-Confederazione italiana agricoltori che evidenzia come il 60 per cento ha modificato il menù; il 35 per cento ha limitato gli acquisti; mentre il 34 per cento ha optato per prodotti di qualità inferiore.
LA RICERCA
Nel contesto dei "tagli" alimentari, si riscontra che il 40,2 per cento delle famiglie italiane ha ridotto gli acquisti di frutta e verdura, il 36 per cento quelli di pane e il 39,5 per cento quelli di carne bovina.
Nella ripartizione geografica, si nota che al Nord il 32 per cento delle famiglie ha limitato gli acquisti (il 39 per cento ha ridotto le "voci" pane e pesce).
Al Centro la percentuale di chi ha dato un colpo di forbice ai consumi sale al 36 per cento (il 37 per cento ha ridotto il pane, il 48 per cento il pesce, il 43 per cento la carne bovina); mentre nelle regioni meridionali si arriva al 50 per cento (il 38 per cento ha ridotto il pane e il 56 per cento la carne bovina).
Per quanto concerne la scelta di prodotti di qualità inferiore, l'orientamento delle famiglie, a livello nazionale, ha riguardato il pane per il 40,2 per cento, la carne bovina per il 46,2 per cento, la frutta per il 44,5 per cento, gli ortaggi per il 39,7 per cento, i salumi per il 32,5 per cento.
Nel periodo è aumentata la percentuale di famiglie che ha acquistato prodotti agroalimentari presso gli hard-discount (dal 9,7 del 2007 al 10,2 per cento).
Comunque, gli iper e i supermercati restano i punti vendita dove si ha la maggiore concentrazione degli acquisti da parte degli italiani con il 68,2 per cento (specialmente nel Centro-Nord con il 73 per cento).
A seguire il negozio tradizionale (64,9 per cento), in particolare nel Sud (77,1 per cento). Da rilevare che per la spesa nei mercati rionali ha optato il 21 per cento delle famiglie residenti nel Centro-Nord e il 31,7 per cento quelle delle regioni meridionali.
La percentuale della spesa destinata all'alimentazione varia, tuttavia, tra le classi sociali e per condizione di lavoro.
Gli imprenditori e i liberi professionisti spendono per imbandire le loro tavole il 14,5 per cento della spesa totale, i lavoratori autonomi il 18,2 per cento, i dirigenti e gli impiegati il 16,1 per cento, gli operai il 19,9 per cento; mentre per i pensionati la percentuale è el 21 per cento.
22 / 04 / 2009
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